Viaggio nell’area aretusea

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È uscito, per i tipi dell’Editore Armando Siciliano, il mio nuovo libro di critica letteraria, pagine 271, costo 20 euro,
“Viaggio nell’area aretusea. Percorsi di poesia narrativa saggistica , ove mi occupo di alcuni poeti, scrittori e saggisti dell’area aretusea del Sud est siciliano: Giovanna Alecci – Giuseppe Blandino – Nicola Bono – Corrado Calvo – Luca Campi – Corrado Di Pietro – Angelo Fortuna – Salvatore Ignaccolo – Pina Magro – Piero Meli – Gioia Pace – Ignazia Iemmolo Portelli – Maria Lucia Riccioli – Annalisa Stancanelli – Stefano Trombatore.
Prossimamente sono in programma due presentazioni: a Rosolini e a Siracusa
Queste le parole di Domenico Pisana…

Ringrazio ancora una volta

Domenico Pisana

per avermi inserita in questa sua raccolta di lavori critici…

Essere recensiti fa piacere, ma essere oggetto di esame stilistico, narratologico, storiografico, essere indicati come “rappresentanti” letterari della propria area geoletteraria di riferimento è veramente gratificante.

https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.radiortm.it%2F2020%2F06%2F29%2Fviaggio-nellarea-aretusea-il-nuovo-libro-di-domenico-pisana%2F%3Ffbclid%3DIwAR1fMq6mij7WjtWLRk4ytfh-hnIdKn43r___k4PhDn1YjBHwvLEF_W0NzCg&h=AT3SAY3Axdj0iZikT2_TtcZrgCYAMXMg9MWhLagW8CGmbEU-lwKCKPaz3U7XOfkOCs3Afck9dpHlSwmMbbpUl5AP5t-YlkdCS61zQxnVMo80EX6_tmj0U9WCTqeOohLV&__tn__=H-R&c%5B0%5D=AT3zrS3NQI6BEYhjnP7uJf0eYIkInr2AZScz7LyTuBxVVkf9gf1B98kOJ6gftE1n1TdODjRKNV9Xa9XaGckUmLKh7RgAvZCo6-4ZHmCVwXEij0d67qPxeJerS5NmgMxaGrQBKyNwgV-K1B8Igdp_

L’Editore Armando Siciliano pubblicherà nei prossimi giorni un nuovo libro di critica letteraria di Domenico Pisana.
“Viaggio nell’area aretusea. Percorsi di poesia narrativa saggistica , 271 pagine, è il titolo del volume, ove Pisana si occupa di alcuni poeti, scrittori e saggisti dell’area aretusea del Sud est siciliano:  Giovanna Alecci – Giuseppe Blandino – Nicola Bono – Corrado Calvo – Luca Campi – Corrado Di Pietro – Angelo Fortuna – Salvatore Ignaccolo – Pina Magro – Piero Meli – Gioia Pace – Ignazia Iemmolo Portelli – Maria Lucia Riccioli – Annalisa Stancanelli – Stefano Trombatore.
L’opera è un percorso che fa interagire sensibilità letterarie diverse, ma animato dal bisogno di mettere in luce “l’identità collettiva” contemporanea di un’area geografica della Sicilia, quella che viaggia tra gli iblei e l’aretuseo, ove, come già in passato, è presente una vivacità culturale rilevante, di cui gli autori presi in esame sono una testimonianza apprezzabile nella sua oggettiva espressione. Il lavoro critico punta lo sguardo sia su opere poetiche, sia di narrativa e saggistica, focalizzando le coordinate portanti ed essenziali dei testi presi in esame, i quali si integrano nell’unità di una dichiarazione di congruenza ad un insieme, ad una prospettiva cognitiva, filosofica, antropologica, etica ed estetica, di cui il poeta o lo scrittore è implicitamente portatore.
“Se – ci dice Domenico Pisana citando lo scrittore Samuel Johnson – ‘la peggiore cosa che si possa fare a uno scrittore è non parlare delle sue opere’, la scelta, per noi, di parlare di questi autori contemporanei operanti nell’area siracusana, rappresenta il bisogno di costruire una “testualità della cultura” alla luce dell’impegno letterario di ognuno, proteso a implementare la crescita umana, sociale e culturale del territorio del Sud est della Sicilia”.
Il saggio offre di ogni autore brevi note biografiche e un’antologica  di testi che disegna i “mondi possibili” di un patrimonio letterario declinato con creazioni artistiche efficaci e stimolanti. Le poesie o i racconti scelti sono parti della struttura generativa dell’opera, e tendono a evidenziarne i livelli costitutivi: tematico, ideologico, simbolico, stilistico, metanarrativo, discorsivo.
“Questi autori del siracusano – prosegue Pisana – sono poeti e scrittori accomunati dal linguaggio dell’essere, della spiritualità, dei principi etici, dei valori, e che con le loro opere forniscono un importante contributo di riflessione alla società contemporanea, sollecitando il bisogno di diventare costruttori di bellezza testimoniata attraverso il nesso tra etica ed estetica che pervade ogni forma di arte e letteratura”.

https://www.ondaiblea.it/index.php/it/sapere/libri/10597-%20%E2%80%B9viaggio-nell%E2%80%99area-aretusea%E2%80%BA-il-nuovo-libro-di-domenico-pisana?fbclid=IwAR2yP5vd56IAMvEk2L9dQzbn3r6I7i-6JloC1FJaYa1wv7ovTSm9e8Nb3cQ

https://www.google.com/search?q=viaggio+nell%27area+aretusea&rlz=1C1AVNA_enIT559IT562&oq=viaggio+nell%27area+aretusea&aqs=chrome..69i57j69i60l2.9352j0j4&sourceid=chrome&ie=UTF-8

Ringrazio Domenico Pisana per la graditissima sorpresa…

Vi posto altro materiale…

https://www.ecodegliblei.it/MODICA-LA-VICENDA-DI-MARIANNINA-COFFA-IN-UN-ROMANZO-DI-MARIA-LUCIA-RICCIOLI.htm

http://www.ragusaoggi.it/il-dramma-esistenziale-della-poetessa-m-coffa1841/

https://associazioneeuterpe.com/tag/sicilia/

E’ uscito il nuovo numero della rivista “Euterpe”: il coraggio delle donne

E’ uscito il nuovo numero della rivista “Euterpe”: il coraggio delle donne

E’ uscito il nuovo numero della rivista di letteratura “Euterpe”, il n°27 che proponeva quale tematica di riferimento “Il coraggio delle donne: profili ed esperienze femminili nella letteratura, storia e arte”.

A questo numero hanno collaborato: ALIPRANDI Mario, AMARAL Ana Luísa, APA Livia, ASPREA Pasquale, BALDI Massimo, BARDI Stefano, BARENDSON Samantha, BENASSI Luca, BERGNA Anna, BIOLCATI Cristina, BOLLA Giorgio, BISUTTI Donatella, BONANNI Lucia, BONFIGLIO Anna Maria, BUFFONI Franco, CALDIROLA Stefano, CARDILLO Lucia, CARMINA Luigi Pio, CASTAGNOLI Elisabetta, CASUSCELLI Francesco, CASULA Carla Maria, CECCARELLI Liviana, CHIARELLO Maria Salvatrice, CHIARELLO Rosa Maria, CIMARELLI Marinella, CIMINO Tommaso, COPPARI Elena, CORIGLIANO Maddalena, COSSU Marisa, CUPERTINO Lucia, CURZI Valtero, D’AMICO Maria Luisa, DALL’OLIO Anna Maria, DAMIANI Claudio, DAVINIO Caterina, DE GIOVANNI Neria, DE MAGLIE Assunta, DEL MORO Francesca,  DE ROSA Mario, DE STASIO Carmen, DEMI Cinzia, DI IANNI Ida, DI IORIO Rosanna, DI PALMA Claudia, DI SALVATORE Rosa Maria, DI SORA Amedeo, DOMBURG-SANCRISTOFORO Anna Maria, DOMENIGHINI Luciano, FABBRI Angela, FERAZZOLI Andrea, FERRARIS Maria Grazia, FERRERI TIBERIO Tina, FOIS Massimiliano, FOLLACCHIO Diletta, FRESU Grazia, FUSCO Loretta, GABBANELLI Alessandra, GIANGOIA Rosa Elisa, GRECO Angela, GRIFFO Eufemia, GRILLO Emma Giuliana, GUIDOLIN Giuseppe, INNOCENZI Francesca, KEMENY Tomaso, LANDI Chiara, LANIA Cristina, LEONE Ivana, LEALI Maddalena, LINGUAGLOSSA Giorgio, LOSITO Antonietta, LUZZIO Francesca, MAFFIA Dante, MAGGIO Gabriella, MANGIAMELI Antonio, MANNA Anna, MARCUCCIO Emanuele, MARELLI Dario, MARTILLOTTO Francesco, MASSARI Raffaella, MELILLO ANTONIO, MELONI Valentina, MESSINA Raffaele, MONGARDI Gabriella, MONTALI Alessandra, MOREAL Liliana, MOSCE’ Alessandro, MUSICCO Mirella, NARDI Lucia, NICOLOSI Ada, OPPIO Danila, PACILIO Rita, PARDINI Nazario, PAVANELLO Lenny, PELLEGRINI Stefania, PERRONE Cinzia, PIETROPAOLI Alessandro, PISANA Domenico, PITORRI Paolo, PIZZALA Gabriella, PORSTER Brenda, PREDILETTO Vincenzo, PROSPERO Alessandra, RAMPINI Nazarena, RUGGIU Mariangela, SABIA Mara, SANTARELLI Anna, SANTINELLI Franca, SARTARELLI Vittorio, SCAVOLINI Tania, SIROTTI Andrea, SOLDINI Maurizio, SPURIO Lorenzo, STANZIONE Rita, TOFFOLI Davide, VALENTE Maria Laura, VALERI Walter, VALLI Donato, VARGIU Laura, VENEZIA Paola, VESCHI Michele, VITALE Carlos,VIVINETTO Giovanna Cristina, ZANARELLA Michela, ZAVANONE Guido.

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Particolarmente pregevoli i contributi per le rubriche articoli/critica letteraria, segnaliamo i contenuti della rubrica “Ermeneusi”:

ARTICOLI

MARIA LUISA D’AMICO – “Ritratto di una donna coraggiosa: Frida Kahlo”

AMEDEO DI SORA – “Eleonora Duse: il teatro come vita”

CINZIA DEMI – “Il rumore del pennino: Petronilla Paolini Massimi (1663-1726)”

GRAZIA FRESU – “Le madri coi fazzoletti bianchi”

ALESSANDRA GABBANELLI – “Una poetessa del 1500: Gaspara Stampa”

ANNA MANNA – “Il grande affresco barocco nelle inquietudini regali di Cristina di Svezia”

ANNA MARIA BONFIGLIO – “Selma Lagerlof, la prima donna Premio Nobel per la letteratura”

CINZIA PERRONE – “Artemisia Gentileschi: una femminista ante-litteram”

MARISA COSSU – “Grazia Deledda”

ELENA COPPARI – “Anaïs Nin: il coraggio di esprimere la propria sensualità”

FRANCA SANTINELLI – “Stamira, l’eroe di Ancona”

FRANCO BUFFONI – “Emily Dickinson”

LENNY PAVANELLO – “Louisa May Alcott, Margaret Mitchell e Jane Austen: la voce delle donne”

ALESSANDRO PIETROPAOLI – “Jane Austen e l’idea di romanzo al femminile”

TINA FERRERI TIBERIO – “Maria Montessori, donna coraggiosa e anticonformista”

LORETTA FUSCO – “Tina Modotti, tra genio e passione”

FRANCESCA LUZZIO – “Profili da spolverare: la siciliana Maria Alaimo”

LORENZO SPURIO – “Ricordo minimo della poetessa Renata Sellani”

MADDALENA LEALI – “Ritratto di Christine de Pizan (1365-1431)”

CRITICA LETTERARIA 

MARA SABIA – “Di poesia e resilienza: ritratto di Alda Merini”

DILETTA FOLLACCHIO – “Le Novelle orientali di Marguerite Yourcenar e il Genji Monogatari di Murasaki Shikibu”

NERIA DE GIOVANNI – “Grazia Deledda: il coraggio di credere al proprio destino”

VALTERO CURZI – “Ipazia, Eloisa e Frieda Kahlo: il coraggio di vivere al femminile”

DAVIDE TOFFOLI – “Il fascino, sempre rinnovato e indelebile, delle bulbare.  Sull’opera antologica della poetessa Biancamaria Frabotta”

MASSIMILIANO FOIS – “Rina De Liguoro, diva fulgente del cinema silenzioso”

LUCIA BONANNI – “Vita interiore, immaginario e creatività nelle opere di Lauren Simonutti e Anne Sexton”

EUFEMIA GRIFFO – “Jane Austen e quella sottile seducente ironia”

STEFANO BARDI – “Scritture “spirituali”. Note a margine sulle esperienze

letterarie di Patrizia Valduga, Francesca Duranti e Marguerite Yourcenar”

PAOLO PITORRI – “Chi era Sylvia Plath? La campana di vetro e la sua costellazione”

GIORGIO LINGUAGLOSSA – “Una ermeneutica sopra una poesia inedita di Donatella Costantina Giancaspero”

MARIA GRAZIA FERRARIS – “Cristina, ovvero la ricerca della felicità”

LORENZO SPURIO – “Nella casa di Maria Costa. La poetessa messinese attraverso l’universo oggettuale che ha lasciato e il ricordo commosso dell’artista Pippo Crea”

CARMEN DE STASIO – “Virginia Woolf – leggère impressioni: breve viaggio in Le Onde

MARIA LAURA VALENTE – “Joryū nikki bungaku. Un approfondimento sulla letteratura   diaristica femminile di epoca Heian”

La rivista può essere letta e scaricata in formato pdf cliccando qui.

E’ anche possibile leggerla in formato ISSU (consigliato per tablet e smarphone) cliccando qui.

Come da editoriale si ricorda che:

  • Il vecchio sito della rivista non sarà più raggiungibile perché verrà soppresso. Tutti i materiali in esso contenuti sono stati caricati in una sezione dedicata del sito dell’Associazione Culturale Euterpe dove potranno essere consultati e raggiunti a partire da questo link.
  • A partire da questo numero dedicheremo ogni qual volta un evento pubblico per presentare i contenuti della rivista dove gli autori saranno invitati a partecipare intervenendo con una breve esposizione dei loro testi o lettura di stralci. La presentazione di questo 27esimo numero si terrà a Senigallia (AN) il 8 settembre 2018 presso il Palazzetto Baviera alle ore 17:30. Nella pagina che segue è possibile prendere visione della locandina dell’evento con tutte le informazioni logistiche. Gli autori che vorranno partecipare sono invitati a darne comunicazione a mezzo mail, confermando la loro presenza, almeno 5 giorni prima, di modo da poter organizzare adeguatamente la scaletta.
  • Il prossimo numero della rivista avrà come tema al quale sarà possibile ispirarsi “Musica e letteratura: influenza e contaminazioni”. L’invio dei materiali dovrà avvenire entro il 20-12-2018. Il relativo evento del prossimo numero su FB è presente a questo link.
Presentata l’opera di MARIA LUCIA RICCIOLI

La storia di Mariannina Coffa diventa romanzo
Ha presentato a Modica, nell’ambito del XII sabato letterario del Caffè Quasimodo (nella foto), il suo primo romanzo “Ferita all’ala un’allodola”, insignito del Premio “Portopalo – Più a Sud di Tunisi” e apprezzato da pubblico e critica, MARIA LUCIA RICCIOLI, insegnante di lettere negli istituti superiori e scrittrice. Il volume è stato introdotto da Domenico Pisana, Presidente del Caffè Quasimodo, che ha focalizzato le due cifre semantiche del romanzo, ossia “la mediazione” e “la creazione”, che plasmano tutto il testo nei tre livelli in cui esso si sviluppa: a) il livello storico, b) il livello narrativo, c) il livello letterario. “Questo romanzo, ha affermato Pisana, ci dà un affresco del quadro storico della seconda metà dell’‘800 siciliano; ci consegna la vicenda umana della poetessa netina MARIAnnina Coffa nella sua drammatica realtà, con una scrittura dove verità e realtà diventano la sostanza del romanzo. MARIA LUCIA RICCIOLI – ha proseguito Pisana – ha avuto coraggio, e questo romanzo, alla sua seconda edizione, la ripaga perché lei, pur tenendo conto dell’ ampia bibliografia e di tante altre ricerche da lei effettuate sulla figura di M. Coffa, riesce, con la sua narrazione, ad esprimere un ‘quid’ di novità sulla poetessa netina, di forza espressiva grazie ad una grafia letteraria davvero coinvolgente, elegante e ricca di pathos d’animo”. Le letture distese e piacevoli di Franca Cavallo e Antonella Monaca e le dolci e delicate musiche del giovanissimo pianista Stefano Cintoli hanno creato un’ atmosfera di ascolto e di respiro poetico.
Adriana Occhipinti

05/03/2015

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Grazie davvero agli amici del Caffè Letterario “Salvatore Quasimodo”, in primis a Domenico Pisana per la sua dotta e intensa relazione, ad Antonella Monaca e a Franca Cavallo – amica poetessa come Elia Scionti e Gianni Di Giorgio con i quali ho avuto modo di intrecciare un sodalizio poetico in occasione del premio poetico dedicato all’Immacolata, proprio qui a Siracusa, dagli amici comuni della compagnia Vaccaro- Mauceri, storici pupari aretusei – per le letture molto sentite, al pianista Stefano Cintoli, giovanissimo ma dal tocco delicato ed emozionante.

Io e l’amica Lucia Corsale, giornalista e scrittrice, siamo state accolte con entusiasmo e sincero interesse in una cornice splendida, quella dello storico Palazzo della Cultura di Viale Umberto I a Modica, antica sede del Tribunale: doppia emozione quindi.

Essere ospiti di un circolo dedicato al premio Nobel così fratello della nostra Siracusa – Modica era provincia aretusea, non lo scordiamo, oltre al fatto che Quasimodo fu cognato del nostro Elio Vittorini – e parlare nel luogo che probabilmente ha visto come protagonisti del foro il padre e il fratello di Mariannina Coffa, entrambi avvocati.

Ecco altro materiale…

http://www.laspia.it/dramma-esistenziale-poetessa-coffa-sabato-letterario-quasimodo-modica-ospite-maria-lucia-riccioli/ (grazie all’autore Paolo Borrometi).

Ecco la splendida locandina…

LOCANDINA SERATA 28 FEBBRAIO

Tutti voi conoscete il mio interesse per la poetessa e patriota netina Mariannina Coffa Caruso.

Ho scritto un romanzo storico su di lei, FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA, pubblicato per i tipi di Perrone Lab nel 2011, in occasione del centocinquantesimo anniversario deòll’Unità d’Italia.

Il romanzo è poi stato ripubblicato per i tipi de L’Erudita editrice nel 2013.

Il libro è stato presentato a Siracusa presso il Palazzo della Cultura di Siracusa (Palazzo Impellizzeri) da Luigi La Rosa e Simona Lo Iacono il 27 febbraio 2011.

Successivamente è partita la tournée di presentazioni che ha toccato Acireale (Istituto Brunelleschi, Fidapa), Catania (Istituto Lombardo Radice, Cafè de Flore), Palermo (Libreria Modusvivendi), Raffadali (Le Cuspidi), Siracusa (Liceo “M.F. Quintiliano”, Istituto comprensivo “Paolo Orsi”), Roma (Chiesa di Santa Lucia al Gonfalone).

È stata tra i relatori del convegno dedicato a Mariannina Coffa con un intervento sul trattamento romanzesco della poetessa (Noto, Palazzo Impellizzeri, Archivio di Stato, 12 aprile 2011).

Un dibattito sul suo romanzo e le donne del Risorgimento è uscito su “Letteratitudine” e su “Flannery”; il libro è stato recensito, tra gli altri, da Luigi La Rosa su “Centonove”, dalla scrittrice e giornalista Lucia Corsale (La Sicilia), da Maria Rita Pennisi (La Sicilia), dallo scrittore e giornalista Remo Bassini (La Nuova Sesia), da Loredana Faraci (La Repubblica, edizione di Palermo), da Luisella Pacco (Konrad).

Il romanzo è entrato nella top five relativa alla narrativa più venduta in Sicilia (La Repubblica, edizione di Palermo, 15 maggio 2011) ed è stato segnalato dal libraio Stefano Palumbo come libro rappresentativo della scrittura siciliana sempre su La Repubblica – Palermo.

È stata invitata al Letterando InFest di Sciacca, durante il quale ha presentato il romanzo insieme ad Elena Doni del gruppo “Controparola”, collettivo di giornaliste e scrittrici fondato da Dacia Maraini.

In occasione de “Il Maggio dei Libri 2012”, campagna nazionale per la promozione della lettura patrocinata dall’Unesco e dalla Presidenza della Repubblica, ha vinto il concorso letterario per incipit di romanzi editi “InciZine – Regalami un incipit”, organizzato da Scripta volant e dall’Associazione culturale “Aliantide”. Una volanzine con l’incipit di “Ferita all’ala un’allodola” è stata distribuita gratuitamente in tutta Italia durante le manifestazioni collegate all’iniziativa.

Il 13 ottobre 2012 è stata premiata come vincitrice ex aequo della sezione “Frammenti letterari” nell’ambito del premio “Portopalo – Più a Sud di Tunisi” per il suo romanzo “Ferita all’ala un’allodola”.

In occasione del convegno nazionale del 21 – 22 dicembre 2012 dedicato al bicentenario di Matteo Raeli ospitato al Palazzo Trigona di Noto un brano di “Ferita all’ala un’allodola” è stato inserito in un pannello e nel catalogo della mostra realizzata da docenti e allievi del Liceo “Matteo Raeli” di Noto.

Nell’aprile 2013 l’incipit di “Ferita all’ala un’allodola” è stato pubblicato, insieme alla sinossi e alla biografia dell’autrice, sul primo numero della rivista on line a cartacea POST SCRIPTA, a cura dell’associazione Aliantide.

Il romanzo è stato presentato durante la mostra-mercato “Io valgo” organizzata dalla FIDAPA di Siracusa presso i locali della Provincia regionale dal 21 al 23 maggio 2013 ed è stato rieditato nel giugno 2013 dalla casa editrice L’Erudita.

Il 9 giugno del 2013 l’autrice ha presentato il proprio lavoro editoriale presso il complesso di San Domenico a Palermo in occasione di “Una marina di libri”, manifestazione organizzata da Navarra Editore.  Ha preso parte inoltre all’estemporanea di scrittura presso la Cappella di Santa Barbara nell’ambito della stessa kermesse.

Il 29 giugno 2013 ha preso parte alla manifestazione “I Festa del Libro di Siracusa”, organizzata dalla Biblioteca comunale di Siracusa e da Tempo solidale: è stata protagonista di un incontro con i lettori ed è stata una delle autrici coinvolte nell’incontro-dibattito degli scrittori siracusani con la cittadinanza.

Nel gennaio 2014 è risultata finalista, insieme – tra gli altri – a Beatrice Monroy e agli scrittori di Leima edizioni, del Kaos festival di Montallegro (AG) con il suo romanzo.

L’8 febbraio 2014 presso la Casa del Libro Rosario Mascali di Siracusa si è tenuta una conversazione tra l’autrice e la scrittrice Annamaria Piccione a proposito della riedizione di “Ferita all’ala un’allodola”.

Il 14 febbraio 2014, presso la Sala Gagliardi di Noto, è stata tra le relatrici di “Semaforo rosa”, convegno dedicato a “Mariannina e le altre” insieme a Marinella Fiume, avvocate, psicologhe e scrittrici sul tema della violenza contro le donne in nome di Mariannina Coffa. L’evento è stato promosso dal Comune di Noto con il coordinamento artistico dell’associazione “Lighea”.

Il 13 maggio ha svolto una conferenza sul suo romanzo per la Fildis Teocrito di Siracusa presso l’I.T.C. “Alessandro Rizza” di Siracusa con il violinista Danilo Pistone.

1l 14 settembre 2014 nell’ambito del Premio letterario nazionale “Alessio Di Giovanni” il suo romanzo ha ricevuto una segnalazione di merito vincendo il premio della Presidenza.

Il 7 novembre 2014 ha preso parte al convegno “Sguardi plurali” dedicato a Mariannina Coffa nell’ambito della manifestazione “Noto per Mariannina”, conversando con Marinella Fiume e Biagio Iacono sull’epistolario curato dagli stessi ed è stata intervistata da Vincenzo Rosana per “Tutto su Noto”.

Il 28 febbraio 2015, presso il Palazzo della Cultura di Modica, è stata ospite del XII appuntamento del Caffè letterario “Salvatore Quasimodo” presieduto da Domenico Pisana, che ha introdotto l’autrice e il romanzo “Ferita all’ala un’allodola” insieme a Lucia Corsale, con letture a cura di Franca Cavallo e Antonella Monica, musiche a cura del pianista Stefano Cintoli.

Il 7 novembre 2015, in qualità di giurata della terza edizione del concorso letterario “Inchiostro e anima” dedicato alla poetessa e patriota netina Mariannina Coffa Caruso e organizzato da “La carovana degli artisti”, ha presenziato presso la sala Gagliardi di Noto (SR) alla cerimonia di premiazione; un suo racconto e un suo scritto di ringraziamenti hanno aperto il volume antologico pubblicato in occasione della manifestazione.

Il 4 maggio, presso la Sala Gagliardi di Noto (SR) ha presenziato in qualità di relatrice e di autrice di uno dei saggi presenti nel volume (“Intorno a Voglio il mio cielo – La scoperta di un inedito sulla Coffa”) alla presentazione di “Sguardi plurali” (a cura di Marinella Fiume, Armando Siciliano Editore), atti dell’omonimo convegno di studi sulla poetessa e patriota netina Mariannina Coffa.

Il 26 agosto è stata tra gli autori partecipanti alla sesta edizione della rassegna “Poeti e scrittori del Val di Noto a confronto”, organizzata dalla Libreria editrice Urso e dedicata a Mariannina Coffa, Ibn Hamdis e Giovanni Fronte.

Il 1 ottobre, in qualità di giurata del concorso letterario internazionale “Inchiostro e anima”, quarta edizione, intitolato alla memoria della poetessa e patriota netina Mariannina Coffa, ha presenziato alla cerimonia di premiazione presso il Salone delle feste di Palazzo Nicolaci a Noto (SR). Un suo inedito sulla poetessa ha aperto l’antologia degli elaborati premiati.

Il 18 novembre ha registrato la quinta puntata della trasmissione di Telecittà (ch 654) “Libri in città”, dedicata ai libri e agli autori siracusani e non, condotta da Claudia De Luca e dal professor Luigi Amato.

Il 17 gennaio 2017 è stata invitata presso la Feltrinelli Musica e Libri di Catania per la presentazione del volume “Letteratitudine 3”, uscito per i tipi di LiberAria in occasione dei dieci anni del litblog di Massimo Maugeri; all’interno del volume è presente una sua lettera a Mariannina Coffa; il volume è stato presentato ad Adrano (SR) e Siracusa, prime tappe di un lungo tour di presentazioni.

Il 25 marzo, ospite del Rotaract di Noto sezione Terra di Eloro, ha tenuto una conferenza intitolata “Mariannina Coffa – Una donna, tante donne (La Poetessa dell’Ottocento parla alle donne di oggi)” presso la Biblioteca comunale “Principe di Villadorata” a Noto (SR), relatrice Federica Piluccio, con le musiche eseguite dal maestro Gabriele Bosco.

Il 18 agosto e il 25 agosto, rispettivamente ad Avola e a Noto, ha preso parte a delle letture poetiche organizzate dalla Libreria editrice Urso, leggendo propri testi inediti e delle poetesse Mariannina Coffa e Wislawa Szymborska.

Il 25 novembre 2017, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, presso il Teatro Vecchio Mercato di Gassino Torinese (TO), per la regia di Tommaso Massimo Rotella, Teresa Caporale ha interpretato la poetessa e patriota netina Mariannina Coffa nello spettacolo “Il mio nome è Psiche”, ispirato al romanzo “Ferita all’ala un’allodola”, evento prodotto dall’associazione culturale “Magdeleine G” nell’ambito della stagione “Un’Italia in provincia”, patrocinato dalla Fondazione Piemonte dal Vivo, circuito regionale multidisciplinare, e dal Comune di Gassino Torinese.

Sul numero 27 (agosto 2018) dell’aperiodico tematico di letteratura online “Euterpe”, avente come tema “Il coraggio delle donne: profili ed esperienze femminili nella storia, letteratura ed arte”, è uscita la recensione di Domenico Pisana intitolata “La “poetessa maledetta” Mariannina Coffa nel romanzo Ferita all’ala un’allodola di Maria Lucia Riccioli.

Vi ricordo alcuni link:

http://www.nbtv.it/10.html

Su YouTube:

http://www.youtube.com/watch?list=PL1zqe4wSTDjd2DDsSUzguww9lhdZLyD0B&v=EIAOqrUfyxI&feature=player_embedded (l’intervista di Vincenzo Rosana di NBTV per cui ringrazio ancora sia lui che la collega Ivana Scarpetta. Il programma si chiama IN 10 MINUTI ed è un’occasione frizzante e ghiotta per parlare di argomenti di attualità e cultura rispettando il limite dei dieci minuti, il cui scadere viene sottolineato da un gong).

http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2011/03/14/unita-italia-e-le-donne-nel-risorgimento-italiano/

//www.carlomuratori.it/public/Ombra-adorata-carlo-muratori.mp3

Che mi valse l’ingegno, il core e l’arte
Se te perdendo ogni Ciel perdei?
Se il nume che fu vita ai sogni miei
Mi condanna tacendo e si diparte?

Oh se vedrai queste dolenti carte
Che d’un alito ignoto accendi e bei
Saprai ch’ove sospiri, e piangi e sei
Ivi piange il mio core a parte a parte.

Saprai ch’io t’amo, ed è miracol novo
La vita mia…perchè son morta e vivo,
E là dove non sei non ritrovo!

Saprai, ch’ombra adorata, a me d’accanto
Ti riveggio pur sempre o sogno o scrivo
E più che il labro tuo trovo il tuo pianto.

Testo di Mariannina Coffa (Noto 1841-1878)
Musica, arrangiamento e direzione di Carlo Muratori

http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2012/07/19/in-radio-con-massimo-maugeri/

Chiudo in dolcezza come ho cominciato… libri e cioccolata di Modica!

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http://www.lacivettapress.it/online/index.php?option=com_content&view=article&id=656:tutto-un-fiorire-di-iniziative-per-la-giornata-del-libro-a-p

Per saperne di più su Domenico Pisana…

https://domenicopisana.myblog.it/

 

Io nella bibliografia camilleriana!

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Una soddisfazione incredibile per me: essere nella bibliografia camilleriana per il mio racconto “Un caffè per il commissario” premiato nell’ambito del concorso “Sicilia Dime Novels” e pubblicato nella raccolta omonima edita da Algra Editore (e prefata da Moreno Burattini).

Saluto e ringrazio il Camilleri Fans Club, gli amici dell’associazione Mascalucia Doc e l’editore Alfio Grasso.

http://www.vigata.org/bibliografia/biblios.shtml?fbclid=IwAR01Z1SkR5Ik_TQybWZ_c2hT5EDbeqyDy_MGOCFOMj2jpI7vIeckDK1PBZo

2020

a cura di Mascalucia Doc A.C.

Sicilia Dime Novels

Algra

Con il racconto di Maria Lucia Riccioli Un caffè per il commissario, con protagonista il Commissario Montalbano.

http://www.vigata.org/bibliografia/siciliadimenovels.shtml

Camilleri Fans Club

Sicilia Dime Novels

32 brevi storie di pura emozione

Narrativa: Sicilia Dime Novels

Autore a cura di Mascalucia Doc A.C.
Prezzo € 15,00
Pagine 176
Data di pubblicazione 24 marzo 2020
Editore Algra
Collana
Con il racconto di Maria Lucia Riccioli Un caffè per il commissario, con protagonista il Commissario Montalbano.

Racconti di Daniela Albano, Stefania Avola, Christian Balsamo, Cristina Basile, Maria Regina Betti, Moreno Burattini, Francesca Calì, Alfia Contino, Francesco Cusa, Paolo Alessandro D’Angelo, Mirko Di Bella, Gioacchino Di Giovanni, Enzo Di Maria, Luisa Distefano, Daniela Ginex, Patrizia Grasso, Tindaro Guadagnini, Daniela Maccarrone, Concetta Maria Negretti, Maribella Piana, Francesco Rapisarda, Giuseppe Reina, Riccardo Renda, Grazia Restivo, Maria Lucia Riccioli, Francesca Sanfilippo, Maria Grazia Sapienza, Grazia Scuderi, Carmelina Toscano, Simona Zagarella, Clelia Zarbà, Anastasia Zuccarello.

Mascalucia Doc A.C. nasce il 1° settembre 2018 dall’esigenza di ufficializzare le attività che un gruppo di volontari, già da cinque anni, svolgeva sul territorio etneo. Il suo scopo primario è la valorizzazione e la diffusione della cultura e dell’arte in tutte le sue forme. Strumento chiave dell’associazione è la pagina Facebook “Mascalucia Doc”, con oltre 14.500 like (febbraio 2020), che consente di lavorare quotidianamente sul territorio con notizie, segnalazioni dei cittadini, ma anche interviste e dirette live per scoprire aspetti o personaggi sempre nuovi e interessanti. Altro fiore all’occhiello dell’associazione è il sito http://www.mascaluciadoc.org, l’unico portale virtuale che raccoglie ricerche storiche, censimenti di monumenti, chiese ed edicole votive, biografie, news, eventi e molto altro.

Sto leggendo RICCARDINO, prenotato da tempo e preso in libreria stamattina.

Anzi ho preso l’edizione speciale con le due versioni – la filologa che è in me non ne ha potuto fare a meno.

camilleri montalbano sellerio

lo ringrazio Camilleri per le ore di riflessione e felicità che mi ha regalato e che mi donerà ancora al solo rileggerlo.

Un narratore, innanzitutto. Che si fa leggere. Che ha portato lustro alla Sicilia – sì, i manierismi, sì, i luoghi comuni… ma c’è una sorta di amore/odio per chi vende tanto, per chi scala le classifiche. Io penso che il tempo ristabilirà le sorti della letteratura.

Ricordo con piacere le prime dei Montalbano al Teatro Vasquez di Siracusa, con Cesare Bocci, Luca Zingaretti, Alberto Sironi, Angelo Russo e Peppino Mazzotta, il nostro Lo Verde… ricordo lo Sciacca Film Festival del 2011, quando ho conosciuto Rocco Mortelliti e ho visto la prima de LA SCOMPARSA DI PATO’ insieme all’amica Cetta Brancato, a Emidio Greco, ad Elena Doni e alle sue donne risorgimentali… e IL PIMPIGALLO a Noto con Nino Frassica e Alessandra Mortelliti…

Nel 1994 in cui usciva il primo Montalbano cambiavano alcune cose nella mia vita e la mia scrittura in erba si incontrava con la sua.

Ora è tempo di andare oltre.

Oltre le polemiche, oltre le disquisizioni sul “camillerese”… oltre.

Pensate che qualcuno, leggendo il mio romanzo FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA, ci avrebbe trovato un’ascendenza camilleriana (nel linguaggio misto tra italiano e siciliano…). Avrei molto da dire ma dato il successo mainstream del maestro di Porto Empedocle lo prendo come un complimento.

Mi manca. Tanto.

La sua voce tabaccosa e funnùta di grotta, i suoi racconti, la sua capacità affabulatoria…

E adesso, un omaggio. Scritto tanti anni fa, ma che non mi sembra inopportuno offrire di nuovo adesso.

Il sito letterario su cui apparve per la prima volta non c’è più. Altro motivo di nostalgia.

La promessa di Montalbano – prima parte

S’arrisbigliò malamente.
Vagnatizzo, anzi assammarato di sudore.
Meno male che se l’era insognato!
Qualcuno gli aveva sparato in pieno petto e come diceva Freud – varda che minchia di pensate e non erano manco le cinco della matina – anche se i latri sono finti la paura è reale.
Il respiro si calmò, il battito tornò regolare. Squasi si diede del deficiente.
Stai invecchiando, Montalba’.
Dalle persiane non filtrava ancora manco una filàma di luce. L’aria era sirèna, anche troppo. Immobile.
La cosa che lo colpì maggiormente, però, fu il silenzio. Tutto taceva.
Anche il frigorifero, che certe notti scassava la minchia con quell’attacca e stacca delicato come un trattore nella grecchia, se ne stava – e qua ci vuole – come un quarto di pollo, muto e pazinzioso, là nella cucina, dove pure il ralògio a muro pareva essersi venduto le lancette.
Di riprendere sonno manco a pensarlo. Tambasiare casa casa in attesa che facesse iorno? Macari leggere quàlichi pagina del libro che si era accattato aieri e che stava ancora sul comodino avvolto nel cellofan.
Vederlo accussì gli fece una mala impressione, come di morto pronto per il cascione. O come quei poveri immigrati che dopo un viaggio in mare che manco l’Odissea, morti di fame e di sete, li ammogghiano in quella metallina che pare carta di uovo di Pasqua per non farli crepare di freddo.

Niente, non era cosa.
Restò qualche minuto a rivoltarsi come una delle cutulette di Adelina. Poi si stuffò.
E che è?
Le gambe parevano di ricotta e la testa principiò a firriargli come un tuppetto. Un tuppetto. Lo assugliò una nostalgia assurda e struggente per i giochi che faceva quand’era picciliddro. Che strano. Lui che al passato non ci pinsàva squasi mai, e d’improvviso s’arricordò pirchì. Come una botta in testa, l’assalì non il ricordo, non l’immagine, ma la prisènza viva di so’ matre. Biunna, bella da stare male, bella come forse non era mai stata. Sentì sulla varva non fatta una carizza, una. Fresca e tiepida nell’istisso tempo. Voleva affirrare quella mano e tinirasilla stritta, vasarla…
Riaprì gli occhi umidi e si ritrovò a stringere l’aria.

Al commissariato tirava un’aria strana.
Se ne accorse subito, manco il tempo di entrare.
– Ah dottori, ah dottori dottori! Ma lei qua è? O Madonna mia! Mariamariamariamari…
Catarella gli cadde davanti, preda di un sintòmo inspiegabile.
– Ma certo che sono io, Catare’!
Lo aiutò a susìrisi, gli pruì un bicchiere d’acqua.
– Ah dottori dottori!
Daccapo la litania. Forse il “signori e guistori” aveva fatto più burdello del solito, al telefono, e Catarella se n’era risentito.
– Ho capito! Ah, bestia che sugnu! Vossia è il gimello, il dottori Arturo!
Montalbano strammò.
– Il gemello di chi?
– Ah, dottor Arturo? Ma chi ci pare il momento di babbiare, quisto?
Montalbano si picchiò la fronte. Fu come un lampo nel ciriveddro. “Io ho un gemello che si chiama Arturo”. Tempo fa s’era messo a garrusiare al telefono inventandosi un fantomatico fratello gemello che ora rispuntava come un cadavere mal sepolto. Maledì la propria natura di tragediatore e le botte di metafisica stupidità di Catarella.
– Io sono, Catare’!
Agatino Catarella si fece serio. Con la manica della divisa asciugò occhi e guance, poi si ciusciò il naso con un fazzoletto, lo ripose a lento in sacchetta.
– Non babbiasse con mia, dottori Arturo. Io al commissario Montalbano ci voleva bene, ha capito? Ci avrei dato l’istissa vita mia, ca non vale niente a paro di quella sua, pi salvarlo. Ma non fu sorte.
A chi cerca? Al dottori Augello? Aspettassi ca ci lo chiamo.

Cosi ri Pirinnellu.
Roba da Pirandello. Così avrebbe commentato un analfabeta di Montelusa, Vigàta e dintorni al trovarsi in mezzo a una situazione grottesca come quella che Montalbano dott. Salvo stava vivendo dalle cinco di quella matìna.
– Mimì, vuoi degnarti cortesemente di spiegarmi che cosa sta succedendo in questo commissariato? Credo di avere diritto ad una relazione circostanziata dei fatti.
Il dottor Augello conosceva la pericolosità di certi toni apparentemente tutti scocchi e maniglie del suo capo e ne prevenne lo scoppio d’ira funesta. Montalbano però non si spiegava la reticenza circospetta, per non dire imbarazzata, del tono, dei gesti, dello sguardo del suo vice e amico.
– C’è che… che tu, Salvo, sei morto sparato alle cinco di stamatìna e ancora non abbiamo manco l’ùmmira di un sospetto, di una pista…
Mimì Augello l’abbrazzò e principiò a singhiozzare come un picciliddro.
– Salvù! Salvù!
– Mimì!
– Salvù…
– Mimì! Lasciami che mi ammazzi pi daveru!

La porta scatasciò. Catarella non ebbe manco il tempo di arriparàrisi la caduta e venne giù, porta e cardini compresi, la maniglia ancora in mano.
– Sono arrivate, dottori Augello. La signora Beba e la signorina Livia.
Livia? Ma se era partita due giorni fa, dopo una litigata apocalittica? Che fa, tornava a chiedergli scusa?
– Falle accomodare.
Montalbano provò pena nel vedere gli occhi di Livia, abbottati, gonfi, come di chi abbia pianto tutta la notte senza un momento di riposo.
Cimiàva come un àrvolo sorpreso da una tempesta improvvisa e si lasciò cadere su una sedia, la mano stretta a quella di Beba che piangeva senza ritegno.
– Ah, tu qua sei? Brutto bastardo, devi avere sempre tu l’ultima parola! Neanche il tempo di salutarti…
Scoppiò in lacrime, un fiotto di dolore lamintòso, assoluto, che straziava l’anima.
Montalbano non seppe che dire, il cuore gonfio di una compassione che era amore e ancora di più, l’impotenza disperata di chi non può asciugare le lacrime di uno ca chiangi pi tia.

Basta, basta.
Gli toccò ascoltare Beba che si chiedeva come avrebbe fatto a raccontare tutto a Salvuccio, il picciliddro che Montalbano aveva battezzato e che portava l’istisso nome so’.
Dovette assupparsi la faccia devastata di Fazio, che non riusciva a spiccicare parola e si grattava la testa come se volesse scipparsela.
Se lo figurò pronto a declinare le sue generalità: Montalbano dottor Salvatore detto Salvo, fu… nato a Catania nel 1950, il…
Avrebbe sopportato che gli elencasse uno per uno tutti gli abitanti di Vigàta, che scassinasse l’Ufficio anagrafe e gli contasse le storie dei paesani fino alla settima generazione, pur di non vederlo in quello stato.
Quando s’appresentò, trafelata ma sempre abbagliante, una Ingrid addolorata e incredula, seguita da Anna Ferrara con prole al seguito – Non avevo a chi lasciarli, appena ho saputo sono corsa qua – Montalbano non ce la fece più.

La promessa di Montalbano – seconda e ultima parte

Uscì da quello che era stato il suo ufficio senza che nessuno tentasse di trattenerlo.
Avrebbe registrato nell’anima solo gli sguardi di tutti – Livia, Beba, Mimì, Ingrid, Anna, Fazio e tutti gli uomini del commissariato – sgomenti, addolorati, pieni d’amore affetto rimpianto stima, che cosa? Come si chiama quel filo che ci tiene legati a questa vita gli uni gli altri? Quello che quando si spezza ci trancia il petto qua, all’altezza del cuore?

Nella sala d’aspetto c’era un assembramento che Catarella era incapace di sciogliere e tantomeno di contenere.
Eppure questa gente lui la conosceva. O meglio, l’aveva conosciuta. In altre e ben diverse circostanza, si potrebbe dire così.
– Condoglianze, dottor Montalbano.
– Commissario…
– Mi dispiace tanto.
Tutti che gli stringevano la mano, gli toccavano un braccio, una spalla. Quella era… oddio. Michela Licalzi. Splendida, una vera billizza, un sorriso malizioso stampato sul volto. Incontrò i suoi occhi e il sorriso si tinse di una mesta dolcezza. Le gambe per un attimo gli fagliarono. Fatima. La pelle ambrata riluceva di una serena perfezione. Lo trafisse con uno sguardo che sapeva di gratitudine e compassione, poi lo baciò su una guancia. Il cavaliere Misuraca, arzillo il passo, splendente la dentiera. Gli strinse la mano che manco un picciotto. E poi…
Mio Dio.
Giugiù.

Aveva bisogno d’aria e se ne andò a fare la solita passiàta al molo.
Manco il familiare, amico scoglio gli fu d’aiuto.
Il mare pareva fermo, come se le onde non avessero gana di arrivare fino alla pilaia, al porto, laggiù, fino alla vertigine della Scala dei Turchi.
Che era tutta quella storia?
Livia, Mimì, tutti quanti che lo chiangìvano per morto… tutti i catàferi delle indagini passate che gli venivano incontro, vivi e vegeti, per fargli le condoglianze.
Calma e gesso, Montalba’.
Qua c’è una sola cosa da fare.

A Vigàta ancora qualche cabina tilifonica è sopravvissuta all’avanzare di cellulari e computer che fanno da televisione, telefono e se la fottono loro che cosa.
Montalbano, notoriamente allergico a queste manifestazioni del nuovo che avanza come una ruspa e abbatte quel mondo cui s’era faticosamente abituato e al quale spesso con nostalgia e rimpianto s’aggrappava, entrò furtivo nella prima che gli venne a tiro.
Che strano, ricordava il numero a mente anche se non lo componeva da anni.
– Pronto?
La voce incatarrata, che sembrava emanare volute di fumo anche a distanza di chilometri, era quella.
– Montalbano sono.
– Ah. Ma lo sa che ore sono? Io a quest’ora riposo. Dovrebbe saperlo.
– E io me ne stracatafotto.
Per dirla tutta, non so manco che ore sono, ma questo non lo disse.
– Ma si può sapere che sta succedendo? Ha idea in quale burdello mi ha messo?
– Mi pare che sia lei a cacciarsi nei guazzabugli, nei pasticciacci più brutti, per dirla con Gadda. Perché ne dà la colpa a me?
– Non siamo qui per parlare di letteratura.
– Ah no?
Pausa.
Già una volta Montalbano s’era ribellato ad un destino da pupo per fare a suo modo. E non era stata l’ultima.
Sospiro.
– Non può continuare così.
– Anche i personaggi letterari muoiono, lo sa Montalbano?
– Spesso continuano a vivere dopo la morte di chi li ha creati. E lei lo sa meglio di me.
Sospiro dall’altra parte del filo. E due.
Poi silenzio.
Come gli capitava sempre quand’era al telefono, Montalbano venne aggredito dalla paura assurda di trovarsi a parlare da solo in un universo vuoto e muto. Principiò a gridare.
– Pronto! Pronto!
Pronto una minchia. Non si sentiva pronto ad uscire di scena. Dillo, Montalba’. Non ti scantare. A morire. Ecco, l’aveva pensato. L’aveva detto.
– Non voglio morire.
Non sarebbe stato sicuro, dopo, d’averle realmente pronunciate, quelle parole.
Ma dall’altra parte del filo, forse, Andrea Camilleri le aveva sentite.
Montalbano attese. Una parola, magari un insulto. Niente.
– Pronto! Pronto!
Gli giunse quello che non s’aspettava. Una risata. Soffocata all’inizio, poi sempre più fragorosa e piena.
– Ma veramente credeva che le avrei permesso di andarsene prima di me?
Sospiro. E tre.
– Non le posso nascondere nulla, vero? Bene. Mi ascolti senza interrompere, poi riagganci e non mi scassi ulteriormente i cabasisi perché ho già deciso.
Montalbano s’azzittì pure mentalmente. Non era il momento di quistionare.
– In cassaforte, a casa mia, c’è già il manoscritto del mio ultimo romanzo che la riguarda. Le mie ultime volontà stabiliscono che venga pubblicato solo dopo la mia morte. E visto che è mia intenzione campare come minimo fino a cent’anni, lei può dormire sogni tranquilli. Se ci riesce.
Uno sfaglio momentaneo della voce? Un colpo di tosse? Cos’era? Un singhiozzo, forse.
– La saluto, Montalba’.
– Aspetti, aspetti. Solo una cosa.
– Veda che non sono il dottore Pasquano. Si sbrighi.
– Non voglio chiederle nulla. Le prometto una cosa.
– Che cosa?
– Non la farò pentire della sua decisione. Arrivederci.
Era meglio addio? Forse. Meglio non dirlo. La commozione gli artigliava la gola.
– E grazie.
Clic.

Passò dalla trattoria “San Calogero” ma resistette.
Tornò a casa.
Aveva chiamato Mimì e Fazio, e magari Catarella. Chiangeva, rideva, l’avevano preso per pazzo ma chi se ne fotte. Aveva chiamato Livia.
– Non sono morto, hai visto?
– Ma che c’è? Se è uno scherzo vedi che è cretino. Vuoi farmi dispetto?
– No, è successo che ti amo.

Nel forno c’era una parmigiana da resuscitare un carico di morti ammazzati, ma non ne toccò neanche un poco.
Si andò a corcare.
S’addormiscì di botto, come se gli avessero sparato.

 

E poi l’anno scorso, una bellissima sorpresa. Il mio racconto “Un caffè per il commissario” si piazza secondo al Sicilia Dime Novels contest…

L'immagine può contenere: 1 persona, testo

Neanche a dirlo, è una fan fiction dedicata a Camilleri che era appena scomparso.

L’antologia relativa al premio è edita da Algra Editore e lì potrete trovarvi il mio racconto.

Un caffè per il commissario | Maria Lucia Riccioli

Ve ne offro un’anticipazione…

UN CAFFÈ PER IL COMMISSARIO

 

Il commissario Montalbano dott. Salvo strammò.

E ce ne voleva, per uno sbirro come lui abituato a vedere e sentire la qualunque.

Ma chisto no.

 

L’aria di mare sapeva di state, longa e calda.

Il profumo del cafè l’aveva raggiunto fino al letto. I linzòla frischi di bucato – ah, santa Adelina! – l’avevano cullato come un principi. Il sonno era stato longo e senza mali sogni. La matinata – niente telefonate dalla Questura, nessuna rottura di cabbasisi – s’apprisintava bene, per una volta.

Magari ci poteva scappare una bella nuotata prima di mettersi in macchina per andare da Marinella a Vigàta, giusto il tempo di salutare i ragazzi prima di partire. Livia non l’aspettava, ma sarebbe stata contenta della sorpresa.

Si susì.

Fu quello che vide nella verandina a farlo strammare.

Assittato su una delle segge, appoggiato a un bastone più per vezzo che per necessità, sigaretta in bocca, coppola in testa, una tazzina ancora vuota davanti, c’era nientedimeno che Andrea Camilleri, lo scrittore.

– Ce ne hai messo di tempo ad alzarti, commissa’. Me lo offri, un cafè?

 

Virtual choir 6: Sing Gently

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1 MILIONE DI VISUALIZZAZIONI in una settimana!

Sing Gently is also featured on the @applemusic Choral Chill playlist. Super cool. A big thanks to Apple Music for giving us such incredible visibility this week!

Amazon Prime Music playlist…

VC6 at the top of the charts! And the string quartet version at #3. 

Even better, we peaked at #44 yesterday on the Top 100 — that is all genres, pop, hip hop, world, etc. Counting Sam Glicklich on piano and yours truly as conductor, there are 17,574 of us with a hit single. Bravo everyone!

Woo hoo!! Sing Gently is now available for streaming and download worldwide. The full version (featuring all 17,572 singers) and the string quartet version are available everywhere (you can even stream the HQ version on Tidal). And the video is available for purchase on @applemusic. Bravo everyone!

Tutto è cominciato così…

The countdown is on… https://youtu.be/InULYfJHKI0

May we stand together, always,
May our voice be strong.
May we hear the singing and
May we always sing along.

Lo scorso Natale, insieme al coro polifonico “Giuseppe De Cicco” diretto dal maestro Maria Carmela De Cicco, ho interpretato “Lux Aurumque” del compositore Eric Whitacre.

Io e la collega Marta Miccoli eravamo i soprani primi, che in sostanza interpretano la parte dell’eventuale solista: che emozione tenere quelle note lunghe coordinando i fiati e soprattutto dire NATUS, cantando la nascita della Luce, quel Cristo che nasce, Luce del Padre per il mondo…

Poi, i tempi strani e inquieti del coronavirus.

Incertezze, paure, speranza.

E questa sfida, letta quasi di sfuggita, una “challenge”? No, un modo per mettermi alla prova, per imparare un nuovo brano.

Insieme a 17.572 persone da 129 paesi.

Coristi di tutto il mondo… uniti nel nome della musica e della gentilezza, sì.

Perché di dolcezza e gentilezza e consolazione e conforto e calore abbiamo bisogno, in tempi di Covid.

Di fare qualcosa, di fare musica INSIEME, come insisteva a dire il mai troppo compianto Ezio Bosso.

Ed eccomi qui.

Eccomi… Siracusa!

🎹🎼🎵🎶🎙🎚🎛🎤🎧
 

https://www.facebook.com/groups/virtualchoir6/

https://www.facebook.com/groups/3272079262811968/

https://mosaically.com/photomosaic/WeAreOneWithEric?fbclid=IwAR3u_zNyZCAGPpJQccgHm1k1tDqjg0Xt8xcyoKA54ZoNthidJdsn-4UOXeU (un fotomosaico carinissimo su Musically)

https://mosaically.com/photomosaic/WeAreOneWithEric

https://mosaically.com/photomosaic/WeAreOneWithEric?fbclid=IwAR3u_zNyZCAGPpJQccgHm1k1tDqjg0Xt8xcyoKA54ZoNthidJdsn-4UOXeU# Here I ammmmmmmmmmmmmm!

https://mosaically.com/photomosaic/23578c1b-4a24-44e3-af62-61a33f17a50e?fbclid=IwAR1cH-olEjF9J0k72O_dH33fOJB7DNyNug06gA0VsI2rPCMpp4PUnK1Vxdg

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mlriccioli

https://www.google.com/maps/d/u/0/edit?fbclid=IwAR0ypj0lY24kLBEoVU3BH4B3furUYwcRqTnI4UbXPF-hS079KayAzlFJ-X4&mid=19i_TUMjK2_gYyjTsHh5j6kqfIyUwEwer&ll=39.50525792958635%2C18.33733918437497&z=6 (io nella mappa italiana)

https://www.google.com/maps/d/u/0/edit?fbclid=IwAR3kpicWG6VVCQHuiLxzRrUHPB8grr-nNEmOD57H-YvQQctOtJ665mnXOx0&mid=1KKwIbm3KjDULnL0Va0gIz6OkMbvirCrn&ll=38.14653814389585%2C14.37683260468749&z=7 (VC6 map)

Another important part of the puzzle is nearing completion too: the final credits.  We’ve always used rolling-credits before, but this is a very slow process.  It’s slow to view and slow to render which extends the production period.  This time we’ve decided to put the credits onto individual cards or screens which will make it easy to read the names and pause the video when you want to find your own name or someone else’s. Even in this new format the credits section of the film is running longer than 6 minutes – nearly twice as long as “Sing Gently”!
 
This week, Eric re-scored “Sing Gently” for string quartet and piano and recorded it at the Colburn School to accompany the credits. Thank you to the players for a superb performance: Adam Millstein (vln), Max Karmazyn (vln), Emma Wernig (vla), Ben Solomonow (vlc), Dominic Cheli (pno).

Virtual Choir 6! Here is a little taste of my string quartet arrangement of Sing Gently. The full recording will play under the VC6 credits.
BRAVO to the band: Adam Millstein, Max Karmazyn violins. Emma wernig, viola. Ben Solomonow, cello. Dominic Cheli, piano. We recorded at the beautiful @colburnschool in Los Angeles.
@adam_millstein_violin
@maxwellkarmazyn
@emmawernigviola
@bensolomonow
@domcheli

Una piccola anticipazione!

Hi everyone,

Hoping you’ve had a good week and are safe and well.

We’ve already explained a little about our process for the audio you’ve all sent us. The team has been taking large groups of tracks from each voice part – 100 or 200 at a time – to build up the ‘stems’ or full sections of the choir. Taking the voices in batches has made it easier to line up the media in terms of sync and to remove some of the audio glitches that come through recording on largely domestic equipment (rather than professional recording gear in controlled studio surroundings). Here are some MP3s (first edits with reverb) of each voice-part as the layers of voices start to build-up – for your ears only!
The film is super close to completion and we wanted to share the opening title cards with you. For font nerds out there (like ourselves!) know that this is beautiful SangBleu.
Yesterday, Eric posted a clip of “Sing Gently”, adapted for string quartet and piano, recorded at the Colburn School with instrumentalists Adam Millstein (vln), Max Karmazyn (vln), Emma Wernig (vla), Ben Solomonow (vlc) and Dominic Cheli (pno). If you didn’t catch it you can watch it on Instagram: https://www.instagram.com/p/CCHWbcOgbxm/. Quite a few people have asked whether the string quartet version will be available for performance. The answer is yes! We’re in the process of publishing it with Hal Leonard and it will be available later in the year along with the choral version.
Whilst the film is being completed, we have been letting the media know that it’s coming so they can help us spread the word about the premiere. A small number of singers were invited to participate in an interview for CBS Sunday Morning (US) and National Public Radio (US) over the past couple of weeks and we’ll let you know the transmission dates when they’re confirmed along with all other major features. We’d love to see VC6 shared across as many of the 129 countries represented as possible!
Until next week,
Claire & Meg
 
 
 
 
One of the things we worked REALLY hard to do with this virtual choir was to make sure as many faces as possible could be seen clearly. A big thank you to the amazing artists at @59_productions who worked tirelessly to make it real!
 
So happy and proud to be part of this!
Music is the unspoken language that makes us ONE.

Last Christmas, with the a cappella choir “Giuseppe De Cicco” directed by maestro Maria Carmela De Cicco, I sang “Lux Aurumque” written by the American composer Eric Whitacre.

Me and my colleague Marta Miccoli were the earlly sopranos, that actually perform the role of an eventual soloist: what a great emotion to keep firm those long notes, the breaths and most of all to say NATUS, singing the birth of Light, that Christ who is born, Light of the Father and of the Holy Spirit for the world…

After that, the strange and restless times of Covid 19. 

Uncertainties, fears, hope.

And this challenge, of which I real almost in passing, was it just “a challenge”? No, a way to test me, to learn a new piece. 

Together with 17.571 people from 129 countries.

Singers from all over the world… united in the name of music and gentleness, yes.

Because we are in need of sweetness and kindness and gentleness and consolation, in times of coronavirus.

We need to do something, to play and make music TOGETHER, as Ezio Bosso (never too mourned) insided to say.

And here I am!

https://www.classical-music.com/news/eric-whitacre-to-release-new-work-for-virtual-choir/?fbclid=IwAR3hyuKUzpyCnh-8p7CTVSUbQuf8DsxA3-T9vkkmA9kgfcskASb34Aw4scg

https://blog.google/products/youtube/virtual-choir-6/?fbclid=IwAR0cObblKUDw64YoGnYywQyqqt7pPV688YtJet1WGqgciKJiVmN5t6BhrCI

https://www.bbc.co.uk/sounds/play/w3cszvbh

https://www.yourclassical.org/programs/performance-today/episodes/2020/07/29?fbclid=IwAR2rp7Hs2srr0oFAe_sFT1iBAL2tC5EkXdkryaSf952Yh6QEswSGBy3Cli0

Watch Sing Gently by a virtual choir of 17,572 singers!

A friend passed along this video of 17,572 singers from 129 countries performing Eric Whitacre’s “Sing Gently,” and included a poem by Bertolt Brecht

In the dark times
Will there also be singing?
Yes, there will also be singing
About the dark times.
– Bertolt Brecht, motto to Svendborg Poems, 1939

“It turns out singing is a perfect way to spread coronavirus. So, what’s a choral singer to do? Well, one could join a virtual choir, and that’s what over 17,000 people did.” — NPR

Sing Gently is now in print; check out the dedication! Thank you all, each and every one of you who participated, for bringing this piece — and ten years of virtual choirs — to life.
The sheet music is now available for preorder from the Hal Leonard website. Woo hoo!
 
Let’s “play”!
 
 
 
 
CBS Sunday Morning with Jane Pauly… a little preview!
 
 
The video “Sing Gently” features 17,572 choristers from 129 countries performing together virtually – and one of them was “Sunday Morning” contributor David Pogue. He talked with Grammy-winning composer Eric Whitacre, who conducted the largest virtual choir ever assembled. Subscribe to the “CBS Sunday Morning” Channel HERE: http://bit.ly/20gXwJT Get more of “CBS Sunday Morning” HERE: http://cbsn.ws/1PlMmAz Follow “CBS Sunday Morning” on Instagram HERE: http://bit.ly/23XunIh Like “CBS Sunday Morning” on Facebook HERE: https://www.facebook.com/CBSSundayMor… Follow “CBS Sunday Morning” on Twitter HERE: http://bit.ly/1RquoQb
 
SOME DIALOGUES ON LINE…
 
Thank you Jack… for all.
I loved every single moment – studying recording watching the mosaic and struggling to search for my photo chatting in VC6 group…
I watch and listen again and again.
Goosebumps. Tears.
Me involved in such a thing.
😢
 
 

Jack Rowland

It’s bigger than all of us, right? A lasting legacy.
 

THINKTANK

Virtual Choir 6 Media Coverage

July 16, 2020

We’ll be updating this list as we become aware of more moments and features.

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Come potete vedere, nella sezione MEDIA COVERAGE di VC6 è citato anche il mio articolo – scritto sia in Italiano che in Inglese – per LA CIVETTA DI MINERVA…

 

I cori virtuali in tempo di pandemia: “Possa il nostro canto essere musica per gli altri”

In tempo di pandemia sono stati molteplici e variegati i progetti “social”: letture condivise, video di sensibilizzazione, protesta, riflessione, solidarietà, flash mob dai balconi, dalle finestre, dai terrazzi… arte, poesia, teatro. Musica.
Uno dei fenomeni che anche i sociologi stanno studiando è quello dei cori virtuali, che non sono certo nati in tempo di Covid ma sicuramente hanno subito un’accelerazione esponenziale: per un gruppo vocale la quarantena ha rappresentato l’impossibilità di provare ed esibirsi – nelle scuole e nelle università, nei centri culturali, nelle chiese e in genere negli edifici sacri, in teatro.
Come ovviare a questa sosta forzata? La tecnologia, spesso accusata di isolare e dividere le persone, ha offerto la possibilità di provare virtualmente – impossibile ricreare online la magia delle prove d’insieme, dell’intrecciarsi delle singole frequenze, dei respiri, degli sguardi tra coristi e tra coro e direttore, ma tant’è – e di registrare la propria linea vocale da mixare insieme a quelle dei colleghi, non necessariamente dello stesso gruppo o paese, per interpretare un brano classico o contemporaneo, magari scritto per l’occasione.
Eric Whitacre, compositore americano, vincitore di un Grammy per l’album “Light & Gold”, non è di certo nuovo a questo tipo di esperienza, anzi possiamo dire che ne sia stato quasi uno dei pionieri: il suo progetto “Virtual Choir” quest’anno è giunto alla sua sesta edizione, resa però speciale e per certi versi irripetibile dal periodo in cui è stata progettata e poi è giunta in porto.

Sing Gently”, il brano composto da Eric Whitacre proprio per evidenziare quanto sia grande il potere della musica, capace di sollevare mente cuore e spirito, di fare di tante individualità una comunità, di creare connessioni ponti canali di comunicazione ad ogni livello, da quello meramente fisico ad altri più sottili, è stato infatti cantato da un coro virtuale che comprende 17572 coristi da centoventinove paesi del mondo; la première mondiale del video è stata trasmessa in diretta su YouTube il 19 luglio ed è stata anticipata, accompagnata e seguita da interviste, trasmissioni televisive, radiofoniche e in streaming, come quelle su CBS Sunday, Classic FM (UK) e De Muziekfabriek su Radio 4 (Paesi Bassi), articoli come quello su Forbes.
Un evento senza precedenti: cantanti professionisti e dilettanti hanno provato, studiato per giorni e settimane confrontandosi con Eric Whitacre, con il suo staff e con colleghi dall’altra parte del mondo pronti a incoraggiare, a collaborare per il progetto comune senza protagonismi ma con il desiderio di dare il meglio di sé, consapevoli che in un coro il tutto è maggiore della somma delle parti, che età etnia aspetto fisico condizione sociale convinzioni politiche cultura religione non sono etichette ma colori di un affresco (l’aspetto inclusivo del progetto non è poco significativo: il brano è stato eseguito anche nella versione in ASL, Lingua Americana dei Segni, e la versione in Braille ha permesso di cantarlo anche ai coristi con disabilità visive).
Ecco il link al video di “Sing Gently”, la cui grafica è basata sull’arte giapponese del kintsugi – letteralmente “riparare con l’oro”, dato che il brano è basato sul potere catartico della musica, capace di lenire le ferite dello spirito con la dolcezza del canto: https://www.youtube.com/watch?v=InULYfJHKI0

Mi si permetta una notazione personale: è difficile spiegare cosa abbia rappresentato per me la partecipazione a questo progetto. Conoscevo già un pezzo di Whitacre, “Lux Aurumque”, che avevo cantato lo scorso Natale con il coro polifonico europeo “Giuseppe De Cicco”, ma “Sing Gently” è stato il mio inno della pandemia, il mio modo per restare connessa anche solo tramite pc telefono e cuffiette al mondo della coralità e della musica – che insieme alla letteratura è il pane della mia anima -: studiare il pezzo, fare vocalizzi e scale, chattare sul gruppo Facebook dedicato a “Virtual Choir 6” con coristi di tutto il mondo sentendomi parte di una famiglia corale e non una monade, creare insieme ad altri coristi italiani una costola di VC6, “Note tricolori” (ricordo qui le siciliane del progetto, Carmela Micalizzi, Giusi Nasello e Raffaella Vitale), avere la possibilità di seguire le discussioni tra maestri e musicisti, seguire le loro lezioni di canto, poter rivolgere loro delle domande, sapere che grazie alla scientifica magia dei fusi orari tutto il globo stava imparando “Sing Gently” proprio come me che pensavo alla Didattica a Distanza, che pulivo cucinavo leggevo con la linea vocale del pezzo in testa… ecco, tutto questo mi ha donato gioia. E la consapevolezza che il mio piccolo mattone, insieme a quello di altre 17571 persone, lascerà una piccola impronta vocale nell’etere, una sorta di eredità vocale, di “testamento” sonoro per chi vorrà lasciarsi cullare dalle parole – che qui tento di parafrasare molto liberamente – e dalle note di Eric Whitacre: “Che possiamo sempre cantare insieme / Che la nostra voce sia dolce / Possa il nostro canto essere musica per gli altri / E che possa sempre sollevare gli altri / Cantate, cantate, gentilmente, sempre / Cantate, cantate a una sola voce, sempre / Che possiamo rimanere saldi e forti / Che possiamo sempre ascoltare il canto / e che possiamo sempre cantare assieme”.

 

In time of pandemic manifold and variegated have been the “social” projects: shared readings, awareness or protest or reflection or solidarity videos, flash mob from the balconies, windows, terraces… art, poetry, theatre. Music.

One of the phenomena that sociologists are also studying is that of virtual choirs, which are certainly not born in Covid’s time but certainly have undergone an exponential acceleration: for a vocal group the quarantine represented the impossibility of reharsaling and performing – in schools and universities, in cultural centers, in churches and in general in sacred buildings, in the theatres.

How can we avoid this forced stop? Technology, often accused of isolating and dividing people, has offered the possibility to reharsal virtually – impossible to recreate online the magic of ensemble rehearsals, of the intertwining of individual frequencies, of breaths, of the looks between choristers and between choir and conductor, but anyway – and to record your own vocal line to mix together with those of colleagues, not necessarily from the same group or country, to interpret a classic or contemporary piece, perhaps written for the occasion.

Eric Whitacre, American composer, winner of a Grammy Award for the album “Light & Gold”, is certainly not new to this type of experience, indeed we can say that he was almost one of the pioneers: his project “Virtual Choir” this year has reached its sixth edition, however made special and in some ways unrepeatable from the period in which it was designed and then came to port.

“Sing Gently”, the song composed by Eric Whitacre precisely to highlight how great the power of music is, capable of raising mind, heart and spirit, of making many individuals a community, of creating connections, bridges of communication channels at all levels, from the purely physical one to others more subtle, was in fact sung by a virtual choir that includes 17572 choristers from one hundred and twenty-nine countries of the world; the world premiere of the video was broadcast live on YouTube on July 19 and was anticipated, accompanied and followed by interviews, television, radio and streaming broadcasts, such as those on CBS Sunday, Classic FM (UK) and De Muziekfabriek on Radio 4 (Netherlands), articles like the one on Forbes.

An unprecedented event: professional and amateur singers have tried, studied for days and weeks comparing themselves with Eric Whitacre, with his staff and with colleagues on the other side of the world ready to encourage, to collaborate for the common project without protagonists but with the desire to give the best of oneself, aware that in a choir the whole is greater than the sum of the parts, that age ethnicity physical aspect social condition political beliefs culture religion are not labels but colors of a fresco (the inclusive aspect of the project is very significant: the song was also performed in the version in ASL, American Sign Language, and the Braille version allowed choristers with visual impairments to sing it too).

Here is the link to the video for “Sing Gently”, whose graphics are based on the Japanese art of kintsugi – literally “repairing with gold”, given that the song is based on the cathartic power of music, capable of alleviating the wounds of the spirit with the sweetness of: https://www.youtube.com/watch?v=InULYfJHKI0

Allow me a personal notation: it is difficult to explain what participation in this project represented for me. I already knew a piece of Whitacre, “Lux Aurumque”, which I had sung last Christmas with the European polyphonic choir “Giuseppe De Cicco”, but “Sing Gently” was my anthem of the pandemic, my way to stay connected even if only via PC phone and headphones to the world of choral and music – which together with literature is the bread of my soul -: study the piece, make vocalizations and scales, chat on the Facebook group dedicated to “Virtual Choir 6” with choristers from all over the world feeling like part of a choral family and not a monad, create together with other Italian choristers a rib of VC6, “Note tricolori” (I remember the Sicilians of the project, Carmela Micalizzi, Giusi Nasello and Raffaella Vitale), to have the opportunity to follow discussions between teachers and musicians, following their singing lessons, being able to ask them questions, knowing that thanks to the scientific magic of time zones, the whole globe was learning “Sing Gently” just like me, who was thinking of The Distance Learning, which I cleaned cooking, I read with the vocal line of the piece in the head… here, all this has given me joy. And the awareness that my little brick, together with that of 17571 other people, will leave a small vocal imprint in the ether, a sort of vocal inheritance, of sound “testament” for those who want to be lulled by words – which I try to paraphrase here very freely – and from the notes of Eric Whitacre: “May we sing together, always, / May our voice be soft, / May our singing be music for others, / and may it keeps others aloft. / Sing gently, always, / sing gently as one. / May we stand together, always, / May our voice be strong, / May we hear the singing, always, / and may we always sing along. / Sing gently, always, / Sing gently as one”.

 

The Virtual Choir 6 soundtrack is out now!

That moment when you’re in the car, and realize you’re listening to yourself singing on the radio… Truly awesome, and I may have cried (Lisa Chapman photo courtesy)

Un anno senza Camilleri

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Sto leggendo RICCARDINO, prenotato da tempo e preso in libreria stamattina.

Anzi ho preso l’edizione speciale con le due versioni – la filologa che è in me non ne ha potuto fare a meno.

camilleri montalbano sellerio

lo ringrazio Camilleri per le ore di riflessione e felicità che mi ha regalato e che mi donerà ancora al solo rileggerlo.

Un narratore, innanzitutto. Che si fa leggere. Che ha portato lustro alla Sicilia – sì, i manierismi, sì, i luoghi comuni… ma c’è una sorta di amore/odio per chi vende tanto, per chi scala le classifiche. Io penso che il tempo ristabilirà le sorti della letteratura.

Ricordo con piacere le prime dei Montalbano al Teatro Vasquez di Siracusa, con Cesare Bocci, Luca Zingaretti, Alberto Sironi, Angelo Russo e Peppino Mazzotta, il nostro Lo Verde… ricordo lo Sciacca Film Festival del 2011, quando ho conosciuto Rocco Mortelliti e ho visto la prima de LA SCOMPARSA DI PATO’ insieme all’amica Cetta Brancato, a Emidio Greco, ad Elena Doni e alle sue donne risorgimentali… e IL PIMPIGALLO a Noto con Nino Frassica e Alessandra Mortelliti…

Nel 1994 in cui usciva il primo Montalbano cambiavano alcune cose nella mia vita e la mia scrittura in erba si incontrava con la sua.

Ora è tempo di andare oltre.

Oltre le polemiche, oltre le disquisizioni sul “camillerese”… oltre.

Pensate che qualcuno, leggendo il mio romanzo FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA, ci avrebbe trovato un’ascendenza camilleriana (nel linguaggio misto tra italiano e siciliano…). Avrei molto da dire ma dato il successo mainstream del maestro di Porto Empedocle lo prendo come un complimento.

Mi manca. Tanto.

La sua voce tabaccosa e funnùta di grotta, i suoi racconti, la sua capacità affabulatoria…

E adesso, un omaggio. Scritto tanti anni fa, ma che non mi sembra inopportuno offrire di nuovo adesso.

Il sito letterario su cui apparve per la prima volta non c’è più. Altro motivo di nostalgia.

La promessa di Montalbano – prima parte

S’arrisbigliò malamente.
Vagnatizzo, anzi assammarato di sudore.
Meno male che se l’era insognato!
Qualcuno gli aveva sparato in pieno petto e come diceva Freud – varda che minchia di pensate e non erano manco le cinco della matina – anche se i latri sono finti la paura è reale.
Il respiro si calmò, il battito tornò regolare. Squasi si diede del deficiente.
Stai invecchiando, Montalba’.
Dalle persiane non filtrava ancora manco una filàma di luce. L’aria era sirèna, anche troppo. Immobile.
La cosa che lo colpì maggiormente, però, fu il silenzio. Tutto taceva.
Anche il frigorifero, che certe notti scassava la minchia con quell’attacca e stacca delicato come un trattore nella grecchia, se ne stava – e qua ci vuole – come un quarto di pollo, muto e pazinzioso, là nella cucina, dove pure il ralògio a muro pareva essersi venduto le lancette.
Di riprendere sonno manco a pensarlo. Tambasiare casa casa in attesa che facesse iorno? Macari leggere quàlichi pagina del libro che si era accattato aieri e che stava ancora sul comodino avvolto nel cellofan.
Vederlo accussì gli fece una mala impressione, come di morto pronto per il cascione. O come quei poveri immigrati che dopo un viaggio in mare che manco l’Odissea, morti di fame e di sete, li ammogghiano in quella metallina che pare carta di uovo di Pasqua per non farli crepare di freddo.

Niente, non era cosa.
Restò qualche minuto a rivoltarsi come una delle cutulette di Adelina. Poi si stuffò.
E che è?
Le gambe parevano di ricotta e la testa principiò a firriargli come un tuppetto. Un tuppetto. Lo assugliò una nostalgia assurda e struggente per i giochi che faceva quand’era picciliddro. Che strano. Lui che al passato non ci pinsàva squasi mai, e d’improvviso s’arricordò pirchì. Come una botta in testa, l’assalì non il ricordo, non l’immagine, ma la prisènza viva di so’ matre. Biunna, bella da stare male, bella come forse non era mai stata. Sentì sulla varva non fatta una carizza, una. Fresca e tiepida nell’istisso tempo. Voleva affirrare quella mano e tinirasilla stritta, vasarla…
Riaprì gli occhi umidi e si ritrovò a stringere l’aria.

Al commissariato tirava un’aria strana.
Se ne accorse subito, manco il tempo di entrare.
– Ah dottori, ah dottori dottori! Ma lei qua è? O Madonna mia! Mariamariamariamari…
Catarella gli cadde davanti, preda di un sintòmo inspiegabile.
– Ma certo che sono io, Catare’!
Lo aiutò a susìrisi, gli pruì un bicchiere d’acqua.
– Ah dottori dottori!
Daccapo la litania. Forse il “signori e guistori” aveva fatto più burdello del solito, al telefono, e Catarella se n’era risentito.
– Ho capito! Ah, bestia che sugnu! Vossia è il gimello, il dottori Arturo!
Montalbano strammò.
– Il gemello di chi?
– Ah, dottor Arturo? Ma chi ci pare il momento di babbiare, quisto?
Montalbano si picchiò la fronte. Fu come un lampo nel ciriveddro. “Io ho un gemello che si chiama Arturo”. Tempo fa s’era messo a garrusiare al telefono inventandosi un fantomatico fratello gemello che ora rispuntava come un cadavere mal sepolto. Maledì la propria natura di tragediatore e le botte di metafisica stupidità di Catarella.
– Io sono, Catare’!
Agatino Catarella si fece serio. Con la manica della divisa asciugò occhi e guance, poi si ciusciò il naso con un fazzoletto, lo ripose a lento in sacchetta.
– Non babbiasse con mia, dottori Arturo. Io al commissario Montalbano ci voleva bene, ha capito? Ci avrei dato l’istissa vita mia, ca non vale niente a paro di quella sua, pi salvarlo. Ma non fu sorte.
A chi cerca? Al dottori Augello? Aspettassi ca ci lo chiamo.

Cosi ri Pirinnellu.
Roba da Pirandello. Così avrebbe commentato un analfabeta di Montelusa, Vigàta e dintorni al trovarsi in mezzo a una situazione grottesca come quella che Montalbano dott. Salvo stava vivendo dalle cinco di quella matìna.
– Mimì, vuoi degnarti cortesemente di spiegarmi che cosa sta succedendo in questo commissariato? Credo di avere diritto ad una relazione circostanziata dei fatti.
Il dottor Augello conosceva la pericolosità di certi toni apparentemente tutti scocchi e maniglie del suo capo e ne prevenne lo scoppio d’ira funesta. Montalbano però non si spiegava la reticenza circospetta, per non dire imbarazzata, del tono, dei gesti, dello sguardo del suo vice e amico.
– C’è che… che tu, Salvo, sei morto sparato alle cinco di stamatìna e ancora non abbiamo manco l’ùmmira di un sospetto, di una pista…
Mimì Augello l’abbrazzò e principiò a singhiozzare come un picciliddro.
– Salvù! Salvù!
– Mimì!
– Salvù…
– Mimì! Lasciami che mi ammazzi pi daveru!

La porta scatasciò. Catarella non ebbe manco il tempo di arriparàrisi la caduta e venne giù, porta e cardini compresi, la maniglia ancora in mano.
– Sono arrivate, dottori Augello. La signora Beba e la signorina Livia.
Livia? Ma se era partita due giorni fa, dopo una litigata apocalittica? Che fa, tornava a chiedergli scusa?
– Falle accomodare.
Montalbano provò pena nel vedere gli occhi di Livia, abbottati, gonfi, come di chi abbia pianto tutta la notte senza un momento di riposo.
Cimiàva come un àrvolo sorpreso da una tempesta improvvisa e si lasciò cadere su una sedia, la mano stretta a quella di Beba che piangeva senza ritegno.
– Ah, tu qua sei? Brutto bastardo, devi avere sempre tu l’ultima parola! Neanche il tempo di salutarti…
Scoppiò in lacrime, un fiotto di dolore lamintòso, assoluto, che straziava l’anima.
Montalbano non seppe che dire, il cuore gonfio di una compassione che era amore e ancora di più, l’impotenza disperata di chi non può asciugare le lacrime di uno ca chiangi pi tia.

Basta, basta.
Gli toccò ascoltare Beba che si chiedeva come avrebbe fatto a raccontare tutto a Salvuccio, il picciliddro che Montalbano aveva battezzato e che portava l’istisso nome so’.
Dovette assupparsi la faccia devastata di Fazio, che non riusciva a spiccicare parola e si grattava la testa come se volesse scipparsela.
Se lo figurò pronto a declinare le sue generalità: Montalbano dottor Salvatore detto Salvo, fu… nato a Catania nel 1950, il…
Avrebbe sopportato che gli elencasse uno per uno tutti gli abitanti di Vigàta, che scassinasse l’Ufficio anagrafe e gli contasse le storie dei paesani fino alla settima generazione, pur di non vederlo in quello stato.
Quando s’appresentò, trafelata ma sempre abbagliante, una Ingrid addolorata e incredula, seguita da Anna Ferrara con prole al seguito – Non avevo a chi lasciarli, appena ho saputo sono corsa qua – Montalbano non ce la fece più.

La promessa di Montalbano – seconda e ultima parte

Uscì da quello che era stato il suo ufficio senza che nessuno tentasse di trattenerlo.
Avrebbe registrato nell’anima solo gli sguardi di tutti – Livia, Beba, Mimì, Ingrid, Anna, Fazio e tutti gli uomini del commissariato – sgomenti, addolorati, pieni d’amore affetto rimpianto stima, che cosa? Come si chiama quel filo che ci tiene legati a questa vita gli uni gli altri? Quello che quando si spezza ci trancia il petto qua, all’altezza del cuore?

Nella sala d’aspetto c’era un assembramento che Catarella era incapace di sciogliere e tantomeno di contenere.
Eppure questa gente lui la conosceva. O meglio, l’aveva conosciuta. In altre e ben diverse circostanza, si potrebbe dire così.
– Condoglianze, dottor Montalbano.
– Commissario…
– Mi dispiace tanto.
Tutti che gli stringevano la mano, gli toccavano un braccio, una spalla. Quella era… oddio. Michela Licalzi. Splendida, una vera billizza, un sorriso malizioso stampato sul volto. Incontrò i suoi occhi e il sorriso si tinse di una mesta dolcezza. Le gambe per un attimo gli fagliarono. Fatima. La pelle ambrata riluceva di una serena perfezione. Lo trafisse con uno sguardo che sapeva di gratitudine e compassione, poi lo baciò su una guancia. Il cavaliere Misuraca, arzillo il passo, splendente la dentiera. Gli strinse la mano che manco un picciotto. E poi…
Mio Dio.
Giugiù.

Aveva bisogno d’aria e se ne andò a fare la solita passiàta al molo.
Manco il familiare, amico scoglio gli fu d’aiuto.
Il mare pareva fermo, come se le onde non avessero gana di arrivare fino alla pilaia, al porto, laggiù, fino alla vertigine della Scala dei Turchi.
Che era tutta quella storia?
Livia, Mimì, tutti quanti che lo chiangìvano per morto… tutti i catàferi delle indagini passate che gli venivano incontro, vivi e vegeti, per fargli le condoglianze.
Calma e gesso, Montalba’.
Qua c’è una sola cosa da fare.

A Vigàta ancora qualche cabina tilifonica è sopravvissuta all’avanzare di cellulari e computer che fanno da televisione, telefono e se la fottono loro che cosa.
Montalbano, notoriamente allergico a queste manifestazioni del nuovo che avanza come una ruspa e abbatte quel mondo cui s’era faticosamente abituato e al quale spesso con nostalgia e rimpianto s’aggrappava, entrò furtivo nella prima che gli venne a tiro.
Che strano, ricordava il numero a mente anche se non lo componeva da anni.
– Pronto?
La voce incatarrata, che sembrava emanare volute di fumo anche a distanza di chilometri, era quella.
– Montalbano sono.
– Ah. Ma lo sa che ore sono? Io a quest’ora riposo. Dovrebbe saperlo.
– E io me ne stracatafotto.
Per dirla tutta, non so manco che ore sono, ma questo non lo disse.
– Ma si può sapere che sta succedendo? Ha idea in quale burdello mi ha messo?
– Mi pare che sia lei a cacciarsi nei guazzabugli, nei pasticciacci più brutti, per dirla con Gadda. Perché ne dà la colpa a me?
– Non siamo qui per parlare di letteratura.
– Ah no?
Pausa.
Già una volta Montalbano s’era ribellato ad un destino da pupo per fare a suo modo. E non era stata l’ultima.
Sospiro.
– Non può continuare così.
– Anche i personaggi letterari muoiono, lo sa Montalbano?
– Spesso continuano a vivere dopo la morte di chi li ha creati. E lei lo sa meglio di me.
Sospiro dall’altra parte del filo. E due.
Poi silenzio.
Come gli capitava sempre quand’era al telefono, Montalbano venne aggredito dalla paura assurda di trovarsi a parlare da solo in un universo vuoto e muto. Principiò a gridare.
– Pronto! Pronto!
Pronto una minchia. Non si sentiva pronto ad uscire di scena. Dillo, Montalba’. Non ti scantare. A morire. Ecco, l’aveva pensato. L’aveva detto.
– Non voglio morire.
Non sarebbe stato sicuro, dopo, d’averle realmente pronunciate, quelle parole.
Ma dall’altra parte del filo, forse, Andrea Camilleri le aveva sentite.
Montalbano attese. Una parola, magari un insulto. Niente.
– Pronto! Pronto!
Gli giunse quello che non s’aspettava. Una risata. Soffocata all’inizio, poi sempre più fragorosa e piena.
– Ma veramente credeva che le avrei permesso di andarsene prima di me?
Sospiro. E tre.
– Non le posso nascondere nulla, vero? Bene. Mi ascolti senza interrompere, poi riagganci e non mi scassi ulteriormente i cabasisi perché ho già deciso.
Montalbano s’azzittì pure mentalmente. Non era il momento di quistionare.
– In cassaforte, a casa mia, c’è già il manoscritto del mio ultimo romanzo che la riguarda. Le mie ultime volontà stabiliscono che venga pubblicato solo dopo la mia morte. E visto che è mia intenzione campare come minimo fino a cent’anni, lei può dormire sogni tranquilli. Se ci riesce.
Uno sfaglio momentaneo della voce? Un colpo di tosse? Cos’era? Un singhiozzo, forse.
– La saluto, Montalba’.
– Aspetti, aspetti. Solo una cosa.
– Veda che non sono il dottore Pasquano. Si sbrighi.
– Non voglio chiederle nulla. Le prometto una cosa.
– Che cosa?
– Non la farò pentire della sua decisione. Arrivederci.
Era meglio addio? Forse. Meglio non dirlo. La commozione gli artigliava la gola.
– E grazie.
Clic.

Passò dalla trattoria “San Calogero” ma resistette.
Tornò a casa.
Aveva chiamato Mimì e Fazio, e magari Catarella. Chiangeva, rideva, l’avevano preso per pazzo ma chi se ne fotte. Aveva chiamato Livia.
– Non sono morto, hai visto?
– Ma che c’è? Se è uno scherzo vedi che è cretino. Vuoi farmi dispetto?
– No, è successo che ti amo.

Nel forno c’era una parmigiana da resuscitare un carico di morti ammazzati, ma non ne toccò neanche un poco.
Si andò a corcare.
S’addormiscì di botto, come se gli avessero sparato.

 

E poi l’anno scorso, una bellissima sorpresa. Il mio racconto “Un caffè per il commissario” si piazza secondo al Sicilia Dime Novels contest…

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Neanche a dirlo, è una fan fiction dedicata a Camilleri che era appena scomparso.

L’antologia relativa al premio è edita da Algra Editore e lì potrete trovarvi il mio racconto.

Un caffè per il commissario | Maria Lucia Riccioli

Ve ne offro un’anticipazione…

UN CAFFÈ PER IL COMMISSARIO

 

Il commissario Montalbano dott. Salvo strammò.

E ce ne voleva, per uno sbirro come lui abituato a vedere e sentire la qualunque.

Ma chisto no.

 

L’aria di mare sapeva di state, longa e calda.

Il profumo del cafè l’aveva raggiunto fino al letto. I linzòla frischi di bucato – ah, santa Adelina! – l’avevano cullato come un principi. Il sonno era stato longo e senza mali sogni. La matinata – niente telefonate dalla Questura, nessuna rottura di cabbasisi – s’apprisintava bene, per una volta.

Magari ci poteva scappare una bella nuotata prima di mettersi in macchina per andare da Marinella a Vigàta, giusto il tempo di salutare i ragazzi prima di partire. Livia non l’aspettava, ma sarebbe stata contenta della sorpresa.

Si susì.

Fu quello che vide nella verandina a farlo strammare.

Assittato su una delle segge, appoggiato a un bastone più per vezzo che per necessità, sigaretta in bocca, coppola in testa, una tazzina ancora vuota davanti, c’era nientedimeno che Andrea Camilleri, lo scrittore.

– Ce ne hai messo di tempo ad alzarti, commissa’. Me lo offri, un cafè?

 

Le Racconta Favole e Nana…

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Una piacevole sorpresa… surfando e sguazzando per la rete.

Grazie agli amici di Le Racconta Favole!

Ed ecco altro materiale relativo alla mia dolce balenottera gialla.

PRIMO APPUNTAMENTO CON LA BANANOTTERA DI MARIA LUCIA RICCIOLI, ILLUSTRAZIONI MONICA SALADINO, VERBAVOLANT EDIZIONI. 

Ringrazio di cuore Lucilla Franzò, Luciana Pannuzzo e tutti gli amici della Biblioteca comunale Santa Lucia di Siracusa…

SECONDA LETTURA DEL BELLISSIMO RACCONTO DI MARIA LUCIA RICCIOLI.

LA BANANOTTERA
E non è finita, continuiamo!

ULTIMA LETTURA DELLA BANANOTTERA
E adesso siamo arrivati alla fine della storia. Spero vi sia piaciuta.
Nana, la mia dolce bananottera gialla la cui storia, illustrata da Monica Saladino, è stata pubblicata da VerbaVolant edizioni (grazie a Fausta Di Falco ed Elio Cannizzaro), ha nuotato per scuole e librerie, fiere e mercatini… tra i suoi luoghi preferiti, le biblioteche, luoghi dove le parole vengono custodite e rivivono grazie al lavoro dei bibliotecari.
Ringrazio di cuore due persone speciali che resteranno sempre nel mio cuore: Pino Pennisi e Tanina Zito, che sanno perché.
Qui avete ascoltato la voce di Lucilla Franzò che ha creduto fortemente in questa storia e ha voluto leggerla anche sui social.
Grazie.
A lei e a Luciana Pannuzzo, che ha reso la Biblioteca Santa Lucia una bella oasi.
Per il montaggio di questo video ringrazio Elaine Carmen Bonsangue.

 

Ovunque siamo… and me!

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Proud to announce OVUNQUE SIAMO’S COVID-19-themed DOUBLE issue! While a pandemic is not an easy topic to write about, people put their imaginations to work—as a result, we have something valuable to curate, a snapshot in time. Thank you to everyone who answered the call for submissions—proud to have your contributions! ❤
#OVUNQUESIAMO #Italianamericanwriting

https://ovunquesiamoweb.com/

Onorata e felice – grazie all’amica poetessa, docente e molto altro Michelle Messina Reale – che tre mie poesie e una prosa compaiano su OVUNQUE SIAMO…

Che onore pubblicare le tue parole in OVUNQUE SIAMO! ❤

Cliccate qui sotto sul mio nome…

Maria Lucia Riccioli

balcony

POESIA IN TEMPO DI PANDEMIA

 

La peste degli untori manzoniana

novelle al tempo del Decamerone

Camus e la sua Tangeri infettata

le febbri perniciose del colera

malanni di latrine e di trincee

bacilli dagli archivi della Storia

Scriviamo al tempo del coronavirus

eppure noi non siamo mai cambiati

presuntuosi impauriti ignoranti

come il primo morto di nostra specie

in un giorno prima di tutti i giorni

al tempo della Terra senza nome

Siracusa, 12/03/2020

 

URBI ET ORBI

 

fragile Dio che ti veli di pane

Signore in croce mentre il Cielo piove

pioggia e silenzio denso e surreale

siamo nelle Tue e nelle Sue mani,

Maria Salus Populi Romani

Siracusa, 27/03/2020, venerdì

 

HAIKU

Sembriamo morti

Come semi interrati

Rinasceremo

Siracusa, 13 aprile 2020, Lunedì dell’Angelo

 

ALLA FINESTRA

Il sole sui balconi dopo giorni d’umido e nuvole, gioia inconsapevole di uccelli a salutarlo.

Al merlo e al colombo non interessa della mia prigionia, e neppure ai passeri, al pettirosso furbo, impegnati a cercare cibo – gli umani ne lasciano cadere meno e bisogna faticare per trovarne –, a corteggiarsi, a fare i nidi.

Uno sguardo curioso trapassa i vetri: che ci fa l’umana in gabbia? Le inferriate ci separano.  E un virus misterioso e subdolo.

Il tempo di ricambiare l’occhiata e un colpo d’ali come sbattere di lenzuola mi lascia alla finestra.

Lo smartphone spalanca visi in cui rivedo la mia perplessità. Rispondo cuoro commento, come una comare al balcone, insoddisfatta Bovary protesa verso un mondo che non la vuole.

Windows apre stanze e mondi virtuali.

Faccio lezione e visito facce, quaderni, ebook, camerette e cucine e librerie di alunni e colleghi.

Il rossetto passato di fretta prima del collegamento non mi toglie il disagio di un’estranea familiarità.

La tv è un affaccio su un mondo che mi manca e che temo. Nasconde insidie che sconoscevo e dal divano la finestra parlante stordisce e spaventa, tenta di distrarmi e mi addolora.

Spengo.

Leggo, medito, prego.

Mi specchio in me, ogni pagina è una finestra di parole, un’orazione è un balcone di silenzio su stanze interiori che non prendevano sole da anni, su intime verande orfane di straccio.

Di nuovo mattina.

Energie nuove, trilli da Biancaneve perché gli uccelli in cortile mi rispondano con le piccole gole innocenti, senza mascherina.

 

Bio:

Maria Lucia Riccioli, concittadina di Archimede, Santa Lucia ed Elio Vittorini, insegna (e cerca di imparare, sempre), canta da quando ha memoria (ultimamente, nel coro “Giuseppe De Cicco”), scrive in rete e per “La civetta di Minerva”. Pubblicazioni: il romanzo storico “Ferita all’ala un’allodola” (Premio “Portopalo – Più a Sud di Tunisi”, Kaos Festival, finalista, Premio “Alessio Di Giovanni”, segnalazione), la raccolta di cunti siciliani “Quannu ‘u Signuri passava p’ ’o munnu”(Algra Editore), la fiaba “La bananottera” (VerbaVolant edizioni).

84 Charing Cross Road diretto da David Hugh Jones

Film delizioso… storia che avrei voluto scrivere.

Letteralmentelive

Non avevo mai visto questo film e devo dire è un vero gioiellino, da non perdere  soprattutto per gli amanti della letteratura e del gusto del valore della parola scritta.

La storia è tratta dal libro autobiografico , l’omonimo romanzo, di Helene Hanff, una scrittrice americana, (Filadelfia, 1916 – New York, 1997), interpretata da una splendida Anne Bancroft, non troppo realizzata economicamente, che vive a New York. Helen vive di passione per i libri rari e antichi, ma come dice lei stessa si può accontentare anche di quelli di seconda mano in un’edizione pulita perché le edizioni pregiate sono troppo costose. In una delle sue tante ricerche di alcuni libri, reduce da deludenti visite nelle librerie della sua città, scopre attraverso una rivista di settore, una libreria antiquaria di Londra, sita al numero 84 di Charing Cross Road.

84 CHARING CROSS ROAD, Anne Bancroft, 1986

Così Helen per soddisfare la…

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Custodire la Bellezza

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L’ÀNAPO

Alle sponde odo l’acqua colomba,
Ànapo mio; nella memoria geme
al suo cordoglio
uno stormire altissimo.

Sale soavemente a riva,
dopo il gioco coi numi,
un corpo adolescente:

mutevole ha il volto,
su una tibia al moto della luce
rigonfia un grumo vegetale.

Chino ai profondi lieviti
ripatisce ogni fase,
in sé ha la morte in nuziale germe.

 Che hai tu fatto delle maree del sangue,
Signore?  Ciclo di ritorni
vano sulla sua carne,
la notte e il flutto delle stelle.

Ride umano sterile sostanza.

In fresco oblio disceso
nel buio d’erbe giace:
l’amata è un’ombra e origlia
nella sua costola.

Mansueti animali,
le pupille d’aria,
bevono in sogno.

da Salvatore Quasimodo, “Ed è subito sera”, Milano, Mondadori, 1942

Con la lettura di questi versi di Salvatore Quasimodo – sono siracusana quindi queste parole mi giungono familiari e care per la memoria di luoghi condivisi – aderisco all’iniziativa promossa da Naxos Legge – Festival delle narrazioni, della lettura e del libro e dalla sua direttrice Fulvia Toscano.

Grazie per l’invito a dare il mio contributo a seguito del grave atto vandalico compiuto ai danni dei locali del Parco Letterario S.Quasimodo di Roccalumera. Solidale e vicina a chi lotta per custodire e valorizzare la Bellezza.

I miei cunti in biblioteca… il video!

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Ecco il vodeo della diretta del 4 giugno 2020…

Grazie all’Assessorato alle politiche culturali nella persona di Dario Scarfì, a Salvo Pizzo e idealmente a tutti i colleghi della Biblioteca Comunale di Siracusa che mi fanno sentire sempre a casa, a Lucia Corsale e alla sua acutezza che si fa voce e presenza amicale e al mio coraggioso editore Alfio Grasso. Ancora una volta.
📖📚❤
E poi un immenso grazie a chi si è collegato, a chi ha commentato… grazie mille!

https://www.facebook.com/events/291248065388337/

Ringrazio di cuore anche Siracusa news, Nuovo Sud e tutti i giornali on line che hanno passato la notizia…

https://www.virgilio.it/italia/siracusa/notizielocali/siracusa_che_legge_gioved_la_presentazione_del_libro_di_maria_lucia_riccioli-62423622.html

https://www.siracusanews.it/eventi/2020/06/01/nuovo-appuntamento-con-siracusa-che-legge-giovedi-presentazione-del-libro-quannu-u-signuri-passava-po-munnu/

… leggevo pochi giorni fa che l’insegnante e scrittore Marcello D’Orta, ha scritto sul Corriere della Sera: “Il dialetto nasce dentro, è lingua dell’intimità, dell’habitat, “coscienza terrosa” di un popolo, sta all’individuo parlante come la radice all’albero; nasce nella zolla, si nutre nell’humus, si fonde nella pianta stessa. È, insomma, l’anima di un popolo.” Benedetto Croce scrisse come “molta parte della nostra anima è dialetto”.

Sono perfettamente d’accordo. Ed ecco come il dialetto si collega a quello che per me è un luogo dell’anima.

Le biblioteche sono luoghi che amo… custodi dei libri, case dei libri, oasi di silenzio e studio, casa per le parole che ho scritto.

Ringrazio di cuore Marilina Figura per aver fortemente voluto la mia presenza all’interno del progetto Siracusa che legge online.

Moderatore di questo evento che riguarda il mio secondo libro sarà Salvatore Pizzo della Biblioteca comunale, insieme a Dario Scarfì (Assessorato politiche culturali).

A leggere i miei cunti in dialetto siciliano e a dialogare con me, l’amica giornalista e scrittrice Lucia Corsale, che ha in comune con me, tra le altre cose, l’amore per la lingua mater.

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Presentazione del libro “QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU” di Maria Lucia Riccioli

Saranno presenti l’autrice, l’editore Alfio Grasso, Lucia Corsale – giornalista, Dario Scarfì – Assessorato Politiche culturali

Modera Salvatore Pizzo Biblioteca comunale

Libri, a “Siracusa che legge” i racconti in siciliano di Maria Lucia Riccioli. Giovedì alle 18

Grazie a Siracusa2000…

“Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” è caro al mio cuore per tanti motivi… per la collana Fiori blu di Algra Editore lo hanno curato gli amici colleghi e scrittori Maria Rita Pennisi e Orazio Caruso, che ci hanno creduto da subito insieme all’editore Alfio Grasso che ha investito sul mio lavoro.

Ecco il trailer…

Preziosa come un dono raro la prefazione di Sebastiano Burgaretta, poeta finissimo e valido etnoantropologo…

ARIA FRESCA

di Sebastiano Burgaretta

Aria fresca, che pure sa d’antico e che d’antico serba la fragranza, è quella che si respira e si gusta leggendo questi racconti in versi di Maria Lucia Riccioli, la quale in essi si rivela narratrice, anzi poetica raccontatrice, d’antico stampo popolare, quasi una specie di contastorie in proprio, aggiornata cioè al tempo d’oggi e quindi libera nel piegare il ricco patrimonio lessicale siciliano all’esigenza della comunicazione che la vita attuale impone. L’affabulatrice attenta e documentata, che i suoi precedenti lavori e le sue performance artistico-culturali lasciavano intuire, qui si rivela a tutto tondo.
L’aria fresca che circola in questi versi è quella del Vangelo col suo eterno messaggio di salvezza e di sapienza, sempre vivo e attuale in ogni tempo e per ogni uomo.
Il sapore dell’antico emana dalla valenza creativa e salvifica della parola qui declinata nel siciliano verace di matrice popolare usato, da una parte, e nello speciale registro da cantastorie affabulante adottato, dall’altra. Perciò il lettore si trova evangelicamente invitato a gustare vino d’annata conservato in botti di rovere collaudate in tutta sicurezza.
I racconti della Riccioli si enucleano e si sviluppano in un preciso contesto socio-antropologico di riferimento e assumono la funzione di tante antiparità, nell’accezione guastelliana del termine parità, la cui prospettiva in questa caso dalla Riccioli viene rovesciata. Trionfa, infatti, non la terrena logica dei villani siciliani, cui pure San Pietro, che con Gesù è il protagonista di gran parte dei racconti, sembra strettamente imparentato, ma quella celeste del Vangelo con l’avallo della persona stessa di Cristo. Siamo, in effetti, davanti non a delle “parabole” come quelle presenti nel Vangelo e narrate da Gesù, ma a parabole=parità sapienziali nelle quali Gesù in persona è protagonista, quasi sempre assieme a San Pietro. Gesù pertanto appare come trascinato e coinvolto in un processo di umanizzazione spicciola ad opera di Pietro, indotto quasi nella logica del mondo, senza comunque restarne schiacciato né condizionato. Da qui l’esito complessivo da “antiparità” e la conseguente fisionomia propria di questi racconti=aneddoti, nei quali vive il vangelo popolare, narrato per bocca di una contastorie, nel quale Gesù stesso è protagonista e non narratore-annunciatore. Per questo i racconti vanno letti ad alta voce e, per così dire, eseguiti con una loro propria cadenza e tono da racconto popolare, in fedeltà e in coerenza con un’antica tradizione nostra di Sicilia, cui attingono anche sul piano contenutistico.
Ѐ il prologo, in dodici versi distribuiti in tre quartine a rima incrociata, ad annunciare, con il tono amichevole e accattivante del cantore popolare, l’intendimento, ludico e didascalico al tempo stesso, dell’intera silloge dei quattordici racconti, tutti quanti musicalmente modulati sul ritmo eufonico e conquidente della rima baciata.
L’humus del quale si nutrono questi racconti della Riccioli è puramente terreno, è quello in cui domina la logica del mondo così bene scandagliata dal filtro sapienziale del Qohelet. Come avviene nel testo biblico anche qui, per dirla con Brunetto Salvarani, è contemplata la vastità dell’esistenza “sotto il sole”, producendo una vera e propria teologia dal basso, per cimentarsi in una faticosa navigazione, nelle acque tumultuose del vivere nell’oggi”Qohelet, un eretico nella Bibbia?, Santocono editore 2014): Cu santa pacienza ‘u fici sfogari/ e poi ‘u Signuri accuminciò a parrari:/ «Angilu miu, ora sì ca va beni./ ‘U sacciu, tu penzi ca nun cummeni/ vìviri ‘n terra na ‘sti cundizioni./ N’’o munnu ci su’ ‘i tinti e ci su’ ‘i boni./ Nun è ‘nu ‘Nfennu o ‘na cella ‘i tuttura,/ ma nun è mancu ‘na villeggiatura./ Stari ddà nun è ‘nu divittimentu:/ suffriri e luttari è pi ‘nsignamentu./ Ѐ comu se si pajassi ‘n pedaggiu,/ è scola ‘i vita, ‘u prezzu p’’o passaggiu/ ‘n Pararisu, unni ogni guerra è finuta/ e ‘a luci r’’a virità nun s’astuta»./ L’Angilu a ‘ssu riscussu si cuitò,/ nun prutistò cchiù e l’ali s’’i calò./ “ Fossi è giustu ca ‘u munnu ha’ gghiri accussì…/ Sulu tu, Diu, po’ sapiri picchì”.(Chianci e riri).

Campione di questa faticosa milizia terrena è San Pietro, l’apostolo spavaldo, borbottone, istintivo, che si porta dietro tutto intero il peso della sua umanità: Petru era l’apostulu cchiù curiusu,/ ‘u cchiù sprurenti, ribelli e ‘nsistusu.(U cuntu r’’a saja). Ѐ quello che più di tutti è tentato di seguire la logica spicciola del mondo, ricorrendo anche all’inganno e circuendo il prossimo in nome del suo egoistico interesse personale. Il suo è un egoismo renitente persino di fronte all’evidenza della misericordia (‘A scocca d’’a cipudda). Il temperamento e l’incredulità di Pietro, che emblematicamente assurgono a paradigma di quelli di tutti gli uomini d’ogni tempo, vengono fuori, qua e là pullulando, in molti racconti: ‘U cuccirateddu, in cui l’apostolo è dipinto addirittura come un goloso irrefrenabile; ‘A cruci ‘i San Petru, in cui questi appare più spavaldo e sfrontato che mai, fino quasi alla blasfemia. Non pago d’aver detto a Gesù: Signuri, ‘sta cruci mi pisa!, togliendosi la croce dalle spalle, arriva ad esclamare: Forra cosa ‘i ittalla ‘nt’’a munnizza. Si conferma, insomma, il focoso e fatuo Pietro terreno, lo stesso, per intenderci, che voleva usare le armi, per difendere Gesù al momento della cattura nell’orto del Getsemani (Gv 18, 10-11), ma che poco dopo nel pretorio non esitò a rinnegare per tre volte Gesù. Persino in cielo Pietro si spinge a creare problemi: San Petru pinzò: “Chiamamu o’ Signuri./ ‘Sta facenna è tanticchia ‘mpurigghiata”./Arrivò Gesù. «Ti cuntu ‘a passata./ ‘Stu pasturi nun t’ha canusciutu mai./ Ha pinzatu a travagghiari, a li so’ vai…/ L’aria è gratis? Iddu ha rispiratu/ ma ri tia nenti ci nn’ha ‘ntirissatu./ ‘N Pararisu com’è ca cci pò stari?» ( Panareddu ‘nchiusu e panareddu ‘nzusu).
In tutti i racconti è evidente l’intreccio dialettico di carità ed egoismo, luce e ombra, spirito e carne, sapienza del Vangelo e logica del mondo. Non per questo ha la meglio la staticità, anzi è il dinamismo della vita e della positività a dominare. Nulla c’è di statico, tutto è in movimento. Vi si annuncia e vi è presentato un Gesù che va continuamente in giro per il mondo con gli apostoli a evangelizzare la gente:’U Signuri gira ancora p”e strati/ r’’o munnu e soffri p’’e nostri piccati./ Si potta appressu a San Petru e ‘i cumpagni/ e gira tutti ‘i paisi e ‘i campagni (‘U cuntu r’’a saja). Gesù e quanti lo seguono sono sempre in cammino, e quindi sempre umanamente esposti ai problemi e alle tentazioni della vita nell’annuncio difficile del Vangelo: Quannu ‘u Signuri jeva caminannu/ cu l’apostuli p’’o munnu, parrannu/ di lu santu Vangelu pi li strati,/ pi campagni e città, dopu junnati/ sani passati o’ suli, all’acqua e o’ ventu,/ senza riposu, senza aviri abbentu,/ ciccava riparu e ‘n pocu ‘i manciari. (‘A totta e ‘a ritta).
L’annuncio del Vangelo non è agevole, costa sacrifici, perché impegna totalmente, nella sua integralità, l’uomo, il quale in Gesù Cristo incontra il segno di contraddizione profetizzato dal vecchio Simeone: Egli è qui per la rovina e la resurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori (Lc 2, 34-35). Chi si imbatte in Gesù non può più fingere di non averlo incontrato ed è moralmente chiamato a fare i conti con lui, passando dignitosamente per la strada stretta: ‘U sacciu, nun è facili ‘a strata mia:/ è longa, stritta e tutta ri chianata/ e pari uobba e stotta a’ prima taliata. (‘A totta e ‘a ritta).
Su tutto però trionfa la parola di Gesù, che è salvifica, essendo egli stesso la Parola, la parabola-ponte tra l’uomo e Dio, tra la dimensione terrena e quella celeste, il sacerdote sempre vivo e operante nell’universo. Il sacerdote che invita l’uomo a vivere da quel che è, direbbe Dante, in suo costrutto, ad essere veramente uomo, leale con sé stesso e con Dio, coraggioso nell’ascolto e nell’obbedienza alla propria retta coscienza, quella in cui è Dio la parola in profondità di cuore. Non chiunque dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli (Mt 7, 21). Ѐ il cuore, non la forma esteriore, il regista dell’amore che deve albergare nell’uomo: ‘Stu pasturi nun havi nudda cuppa/ se nun sapeva prieri e nuveni./ Pinzò ‘i priari a comu veni veni:/ Panareddu ‘nchiusu e panareddu ‘nzusu,/ Panareddu ‘nchiusu e panareddu ‘nzusu./ ‘U lazzu ch’’e ruppa era ‘u rusariu so’./ A la so’ manera iddu a Diu ci pinzò. (Panareddu ‘nchiusu e panareddu ‘nzusu). Del resto alla fine della vita saremo tutti giudicati sull’amore (Mt 25, 31-46), come ci ricorda il santo patrono dei poeti di Spagna Giovanni della Croce: Nella sera sarai esaminato sull’amore. Impara ad amare Dio e lascia il tuo modo di fare e di vedere (Avisos y sentencias, 57). E la Riccioli, proprio a chiusura della silloge emblematicamente chiama la Vergine Santissima a suggellare questa profonda verità: Vinni Maria propriu ‘nta ‘ddu mumentu:/ «Petru, ma chi successi? Chi è ca sentu?/ ‘Stu cristianu ‘u vulissutu mannari/ sulu picchì nun sapeva priari?/ ‘A vita so’ ha statu travagghiata/ e onesta, dignitosa e anurata./ Cettu, malu vistutu s’affruntava/ a gghiri ‘n chiesa: c’era cu ‘u mannava!/ ‘A priera so’ ‘u travagghiu ha statu/ ma ha avutu ‘a fidi: cu cci l’ha ‘nsignatu?/ Stava ammenzu e’ pecuri, ‘nt’’a muntagna,/ taliava ‘i biddizzi di la campagna,/ cuntimplava ‘a luna e ‘i stiddi r’’o cielu/ pinzannu a Diu e chissu è ‘u megghiu Vangelu./ Tanti piuzzi s’abbattunu ‘u pettu/ ma pi Diu e ‘u prossimu unn’è ‘u rispettu?». N’’o mentri arrivò ‘u Signuri e sinteva./ «Figghiu, ‘u sai ‘stu pasturi chi faceva?/ C’è ‘n attarinu miu ammenzu a’ strata:/ tanti nun m’addìgnunu ‘i ‘na taliata./ ‘A statua mia è all’acqua e o’ ventu n’’a nnicchia…/ Ci fussi cu si fimmassi tanticchia!/ Tutti ‘i jonna, passannu ‘ill’attarinu,/ iddu nun puttava ciuri o’n luminu:/ batteva fotti ‘n terra ‘u so’ vastuni,/ s’anchinava, ristava ‘nginucchiuni/ pi ‘nu bellu pezzu e poi si nni jeva./ Mai si l’ha scuddatu!». Maria chianceva./ «Vaddati cca». Maria rapìu ‘u so’ mantu./ Quantu macchii ‘i terra! «Pi mia è ‘n vantu./ Tutti ‘i voti ca iddu s’anchinava/ batteva ‘u vastuni, ‘a terra si isava/ e supra o’ me’ mantu jeva a finiri:/ Figghiu, ‘n Pararisu faccillu iri!/ Ogni pugnu ‘i terra è ‘n vasu d’amuri,/ ‘n pinzeri divotu di ‘stu pasturi»./ San Petru taliava ‘u mantu macchiatu./ «Pasturi, tu ‘u cielu t’ha’ miritatu!»./ Gesù era commossu. «Figghiu, veni cca,/ resta ‘n Pararisu pi l’etennità!».

Per questa garanzia di vita basata sull’amore semplice e concreto che “sotto il sole” sappiamo dare, siamo garantiti nei riguardi della morte, che falcia tutti, indistintamente, ma che non per questo ha l’ultima parola, la quale spetta invece a Gesù Cristo, che alla morte ci ha strappato, salvandoci per l’eternità: Ju sugnu ‘a Vita: nun vi scantati!/ Nun v’abbannunu se nun mi lassati./ Putenti è ‘a motti e granni ‘u so’ mantali,/ ma pi cu criri a mia nun c’è cchiù mali,/ né duluri, ‘ngiustizia o suffrimentu:/ p’’e frutti mei quannu sarà ‘u mumentu/ c’è ‘nu giardinu ‘n cielu priparatu/ chinu ri paci, eternu e scunfinatu (L’abburu di ficu).
In questo lavoro della Riccioli, ormai è chiaro, siamo davanti a dei veri e propri apologhi di matrice evangelica e di declinazione popolare, che condannano l’egoismo, i pregiudizi, la stupidità dell’uomo, per affermarne ed esaltarne invece la dignità e la libertà, i valori per cui l’uomo è veramente tale (‘A sacra famigghia); quasi delle parabole sulla potenza e l’efficacia della fede sotto i tratti distintivi della saggezza biblica e popolare al tempo stesso, in una sintesi di creatività artistica che, alla mia attenzione e alla mia memoria, sembra provenire dalla stessa fonte cui attingeva la voce affabulante dell’anziana donna che nella mia infanzia e fanciullezza assieme all’insegnamento dei basilari principi evangelici mi regalò, lei analfabeta ma dal cuore immenso, il gusto per la poesia, il canto e la bellezza.

(Riproduzione riservata)

© Algra editore

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Ricordo la segnalazione d’onore al Premio “Il Convivio”…

http://www.le-ultime-notizie.eu/articulo/giardini-naxos-premiazione-il-convivio-2016/2361304

#imieilibri #mybooks #chocolate #choconchoc #feritaallalaunallodola #quannuusignuripassavapomunnu #labananottera #marialuciariccioli

Ricordo presentatori e recensori, che ringrazio di cuore… qui riporto il link ad una recensione che mi è molto cara…

https://luisellapacco.wordpress.com/2014/08/28/quannu-u-signuri-passava-p-o-munnu-di-maria-lucia-riccioli/ (la splendida recensione di Luisella Pacco)

Ed ecco altro materiale: grazie a giornalisti e recensori tutti…

http://www.cataniapubblica.tv/buc-quannu-u-signuri-passava-po-munnu/ (la puntata di BUC in cui sono stata intervistata sul libro)

http://www.nuovosud.it/24242-cultura-siracusa/quannu-%E2%80%98u-signuri-passava-p%E2%80%99%E2%80%99o-munnu-presentato-siracusa-il-libro-di-maria (la recensione di Anna Di Carlo su NuovoSud)

https://cstbcentro.wordpress.com/2014/10/28/quannu-u-signuri-passava-p-u-munnu/ (io e il CSTB, Centro Studi di Tradizioni Popolari Turiddu Bella)

http://www.lacivettapress.it/online/index.php?option=com_content&view=article&id=258:libro-in-dialetto-della-poetessa-riccioli-storie-in-endecasillabi-a-rima-baciata&catid=17:cultura&Itemid=121 (La Civetta di Minerva)

http://www.reteregione.it/si-cunta-sarraccunta/ (su Reteregione, scritto da Lucia Corsale)

Il 2 luglio 2014 è stata pubblicata la raccolta di “cunti” in dialetto siciliano “Quannu ‘u Signuri piassava p’ ’o munnu”, con prefazione di Sebastiano Burgaretta, immagini di Alessio Grillo e Maria Francesca Di Natale, per i tipi di Algra Editore (collana “Fiori blu”, diretta da Maria Rita Pennisi e Orazio Caruso), oggetto di un reading presso l’aula consiliare del comune di Solarino il 28 luglio 2014 nell’ambito della mostra “È… vento d’arte” e in occasione del tour della stessa mostra il 5 settembre 2014 l’autrice ha tenuto un nuovo reading presso il Parco culturale “Lucia Migliaccio” di Floridia (SR).

Il 24 settembre 2014 il libro è stato presentato ufficialmente presso la Feltrinelli di Catania dai relatori Sebastiano Burgaretta, poeta ed etnologo, che ne ha curato anche la prefazione, e Orazio Caruso, docente, scrittore, organizzatore culturale, curatore insieme a Maria Rita Pennisi della collana “Fiori Blu” di Algra editore.

Il 27 settembre, presso il MOON di Siracusa, insieme ai poeti e performer Patti Trimble – che ha presentato il lavoro realizzato con Ramzi Harrabi –, Chris Iemulo, Mounir Ben Younes, il libro è stato protagonista del reading “100 Thousand Poets for Change”.

Il 26 ottobre “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” è stato presentato presso il Centro studi di tradizioni popolari “Turiddu Bella” di Siracusa da Maria Bella e Sebastiano Burgaretta (letture curate dall’autrice insieme a Dominella Santoro), mentre il 12 novembre è stato presentato dalla stessa autrice presso la biblioteca del Liceo Corbino-Gargallo di Siracusa.

Il 27 dicembre presso la Casa del Libro Rosario Mascali di Marilia Di Giovanni l’autrice ha presentato “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” insieme ad Alfio Grasso. Il volume è stato presentato nuovamente ad Aci Bonaccorsi (CT) presso la Cantina Bonaccorsi insieme al frontman degli Archinuè il 4 gennaio 2015, in occasione delle serate del ciclo delle Domeniche in Cantina, insieme agli Archinuè e al pittore Ezio Fichera.

Il 17 gennaio l’autrice ha presentato il libro assieme a Maria Rita Pennisi presso la Sala Scacchiera del Resort San Biagio ad Acireale, ospite della FIDAPA di Acireale e di BPW Italy, esibendosi anche come cantante eseguendo tre pezzi in dialetto siciliano accompagnata dalla presidente dell’associazione, Vera Pulvirenti.

Il 20 gennaio l’autrice è stata intervistata da Paola Parisi presso gli studi di Auchan – Porte di Catania per il programma “Buoni o cattivi”, trasmesso da Antenna One.

Il 2 marzo, in occasione della manifestazione “Volontariato in… scena” organizzata dalla Rete del volontariato di Catania e dall’Assessorato al Welfare e condotta dall’attrice Egle Doria, l’autrice è stata ospite dell’associazione Tiresia interpretando due cunti da “Quannu ‘u Signuri passava p’’o munnu” presso il Teatro Stabile di Catania – Teatro Verga.

Il 31 marzo il libro è stato ospite degli studi di ZERONOVE TVin occasione della registrazione della settima puntata del format BUC, una trasmissione sui libri condotta dalla scrittrice Simona Lo Iacono.

Il 9 aprile alle 21.30 e l’11 aprile alle 15.30 è andata in onda l’intervista realizzata da Paola Parisi su “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” per TeleOne e Trs (canale 19 del digitale terrestre). Presentatori Giovanni Nicastro e Luca Seminara.

Il 25 aprile “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” è stato presentato al Siracusa Book Festival, il 10 giugno alla Galleria Roma di Siracusa per la rassegna “Cibo & Arte”, il 13 giugno e il 13 luglio al Caffè letterario fridericiano a Rosolini.

Il 17 luglio l’autrice è stata ospite de “I venerdì dell’anima” della Casa del Libro Rosario Mascali e ha letto i suoi cunti in dialetto accompagnata dal maestro Valerio Massaro alla chitarra.

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Il 30 agosto, presso Palazzo Barbagallo a Nicolosi (CT), l’autrice è stata tra gli autori della Notte bianca di Algra editore, evento condotto da Antonella Guglielmino e patrocinato dal Comune di Nicolosi.

Il 18, 19 e 20 settembre l’autrice ha preso parte al Catania Book Festival presso il Cortile Platamone.

Il 19 marzo l’autrice è stata protagonista insieme a Donatella Motta di un recital poetico-musicale presso l’AFAM (Associazione Amici della Musica di Floridia), ospite della FIDAPA di Floridia (SR); durante la serata ha declamato alcuni passi del volume di cunti.

Il 20 marzo, in occasione dell’inaugurazione della mostra “’A via dulurusa”, l’autrice ha letto alcuni brani dalla sua raccolta di cunti “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu”.

Il 24 aprile “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” è stato ospite di “Save the Beauty”, manifestazione a carattere nazionale, presso il Cortile Verga a Siracusa , in occasione della serata “Sapori letterari”.

Il 3 e il 5 maggio l’autrice – anche in veste di performer – è stata ospite a Floridia in occasione dei festeggiamenti per l’Ascensione (al “Chianu ‘i Masciu Vartulu” e presso il Museo etnografico dedicato a Nunzio Bruno).

Il 9 ottobre l’autrice ha letto uno dei suoi cunti in occasione del Convegno regionale del MASCI Sicilia presso il Santuario di Maria Santissima Scala del Paradiso a Noto (SR).

Nella categoria Libri editi di poesia, QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU ha ricevuto una segnalazione di merito al Premio Letterario Il Convivio 2016 – Premio Poesia, Prosa e Arti Figurative e Premio teatrale “Angelo Musco”.

La cerimonia di premiazione si è tenuta nella splendida Giardini Naxos domenica 30 ottobre. 

Il 18 novembre, durante la quinta puntata della trasmissione di Telecittà (ch 654) “Libri in città”, dedicata ai libri e agli autori siracusani e non, condotta da Claudia De Luca e dal professor Luigi Amato, Maria Lucia Riccioli ha parlato dei suoi libri, tra cui proprio “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu”.

È stata coinvolta nelle iniziative della Biblioteca comunale di Siracusa relative al Maggio dei Libri: il 4 giugno 2020, in diretta su Facebook, ha parlato con la giornalista e scrittrice Lucia Corsale dei suoi cunti in dialetto siciliano – moderatori Dario Scarfì dell’Assessorato alle politiche culturali del Comune di Siracusa e Salvatore Pizzo della Biblioteca comunale – e ha letto in anteprima un brano dalla raccolta in uscita per i tipi di Algra Editore, “Munuzzagghi e ratteddi”.

In memoriam L.B. 

I miei cunti in biblioteca…

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… leggevo pochi giorni fa che l’insegnante e scrittore Marcello D’Orta, ha scritto sul Corriere della Sera: “Il dialetto nasce dentro, è lingua dell’intimità, dell’habitat, “coscienza terrosa” di un popolo, sta all’individuo parlante come la radice all’albero; nasce nella zolla, si nutre nell’humus, si fonde nella pianta stessa. È, insomma, l’anima di un popolo.” Benedetto Croce scrisse come “molta parte della nostra anima è dialetto”.

Sono perfettamente d’accordo. Ed ecco come il dialetto si collega a quello che per me è un luogo dell’anima.

Le biblioteche sono luoghi che amo… custodi dei libri, case dei libri, oasi di silenzio e studio, casa per le parole che ho scritto.

Ringrazio di cuore Marilina Figura per aver fortemente voluto la mia presenza all’interno del progetto Siracusa che legge online.

Moderatore di questo evento che riguarda il mio secondo libro sarà Salvatore Pizzo della Biblioteca comunale, insieme a Dario Scarfì (Assessorato politiche culturali).

A leggere i miei cunti in dialetto siciliano e a dialogare con me, l’amica giornalista e scrittrice Lucia Corsale, che ha in comune con me, tra le altre cose, l’amore per la lingua mater.

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Presentazione del libro “QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU” di Maria Lucia Riccioli

Saranno presenti l’autrice, l’editore Alfio Grasso, Lucia Corsale – giornalista, Dario Scarfì – Assessorato Politiche culturali

Modera Salvatore Pizzo Biblioteca comunale

Libri, a “Siracusa che legge” i racconti in siciliano di Maria Lucia Riccioli. Giovedì alle 18

Grazie a Siracusa2000…

“Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” è caro al mio cuore per tanti motivi… per la collana Fiori blu di Algra Editore lo hanno curato gli amici colleghi e scrittori Maria Rita Pennisi e Orazio Caruso, che ci hanno creduto da subito insieme all’editore Alfio Grasso che ha investito sul mio lavoro.

Ecco il trailer…

Preziosa come un dono raro la prefazione di Sebastiano Burgaretta, poeta finissimo e valido etnoantropologo…

ARIA FRESCA

di Sebastiano Burgaretta

Aria fresca, che pure sa d’antico e che d’antico serba la fragranza, è quella che si respira e si gusta leggendo questi racconti in versi di Maria Lucia Riccioli, la quale in essi si rivela narratrice, anzi poetica raccontatrice, d’antico stampo popolare, quasi una specie di contastorie in proprio, aggiornata cioè al tempo d’oggi e quindi libera nel piegare il ricco patrimonio lessicale siciliano all’esigenza della comunicazione che la vita attuale impone. L’affabulatrice attenta e documentata, che i suoi precedenti lavori e le sue performance artistico-culturali lasciavano intuire, qui si rivela a tutto tondo.
L’aria fresca che circola in questi versi è quella del Vangelo col suo eterno messaggio di salvezza e di sapienza, sempre vivo e attuale in ogni tempo e per ogni uomo.
Il sapore dell’antico emana dalla valenza creativa e salvifica della parola qui declinata nel siciliano verace di matrice popolare usato, da una parte, e nello speciale registro da cantastorie affabulante adottato, dall’altra. Perciò il lettore si trova evangelicamente invitato a gustare vino d’annata conservato in botti di rovere collaudate in tutta sicurezza.
I racconti della Riccioli si enucleano e si sviluppano in un preciso contesto socio-antropologico di riferimento e assumono la funzione di tante antiparità, nell’accezione guastelliana del termine parità, la cui prospettiva in questa caso dalla Riccioli viene rovesciata. Trionfa, infatti, non la terrena logica dei villani siciliani, cui pure San Pietro, che con Gesù è il protagonista di gran parte dei racconti, sembra strettamente imparentato, ma quella celeste del Vangelo con l’avallo della persona stessa di Cristo. Siamo, in effetti, davanti non a delle “parabole” come quelle presenti nel Vangelo e narrate da Gesù, ma a parabole=parità sapienziali nelle quali Gesù in persona è protagonista, quasi sempre assieme a San Pietro. Gesù pertanto appare come trascinato e coinvolto in un processo di umanizzazione spicciola ad opera di Pietro, indotto quasi nella logica del mondo, senza comunque restarne schiacciato né condizionato. Da qui l’esito complessivo da “antiparità” e la conseguente fisionomia propria di questi racconti=aneddoti, nei quali vive il vangelo popolare, narrato per bocca di una contastorie, nel quale Gesù stesso è protagonista e non narratore-annunciatore. Per questo i racconti vanno letti ad alta voce e, per così dire, eseguiti con una loro propria cadenza e tono da racconto popolare, in fedeltà e in coerenza con un’antica tradizione nostra di Sicilia, cui attingono anche sul piano contenutistico.
Ѐ il prologo, in dodici versi distribuiti in tre quartine a rima incrociata, ad annunciare, con il tono amichevole e accattivante del cantore popolare, l’intendimento, ludico e didascalico al tempo stesso, dell’intera silloge dei quattordici racconti, tutti quanti musicalmente modulati sul ritmo eufonico e conquidente della rima baciata.
L’humus del quale si nutrono questi racconti della Riccioli è puramente terreno, è quello in cui domina la logica del mondo così bene scandagliata dal filtro sapienziale del Qohelet. Come avviene nel testo biblico anche qui, per dirla con Brunetto Salvarani, è contemplata la vastità dell’esistenza “sotto il sole”, producendo una vera e propria teologia dal basso, per cimentarsi in una faticosa navigazione, nelle acque tumultuose del vivere nell’oggi”Qohelet, un eretico nella Bibbia?, Santocono editore 2014): Cu santa pacienza ‘u fici sfogari/ e poi ‘u Signuri accuminciò a parrari:/ «Angilu miu, ora sì ca va beni./ ‘U sacciu, tu penzi ca nun cummeni/ vìviri ‘n terra na ‘sti cundizioni./ N’’o munnu ci su’ ‘i tinti e ci su’ ‘i boni./ Nun è ‘nu ‘Nfennu o ‘na cella ‘i tuttura,/ ma nun è mancu ‘na villeggiatura./ Stari ddà nun è ‘nu divittimentu:/ suffriri e luttari è pi ‘nsignamentu./ Ѐ comu se si pajassi ‘n pedaggiu,/ è scola ‘i vita, ‘u prezzu p’’o passaggiu/ ‘n Pararisu, unni ogni guerra è finuta/ e ‘a luci r’’a virità nun s’astuta»./ L’Angilu a ‘ssu riscussu si cuitò,/ nun prutistò cchiù e l’ali s’’i calò./ “ Fossi è giustu ca ‘u munnu ha’ gghiri accussì…/ Sulu tu, Diu, po’ sapiri picchì”.(Chianci e riri).

Campione di questa faticosa milizia terrena è San Pietro, l’apostolo spavaldo, borbottone, istintivo, che si porta dietro tutto intero il peso della sua umanità: Petru era l’apostulu cchiù curiusu,/ ‘u cchiù sprurenti, ribelli e ‘nsistusu.(U cuntu r’’a saja). Ѐ quello che più di tutti è tentato di seguire la logica spicciola del mondo, ricorrendo anche all’inganno e circuendo il prossimo in nome del suo egoistico interesse personale. Il suo è un egoismo renitente persino di fronte all’evidenza della misericordia (‘A scocca d’’a cipudda). Il temperamento e l’incredulità di Pietro, che emblematicamente assurgono a paradigma di quelli di tutti gli uomini d’ogni tempo, vengono fuori, qua e là pullulando, in molti racconti: ‘U cuccirateddu, in cui l’apostolo è dipinto addirittura come un goloso irrefrenabile; ‘A cruci ‘i San Petru, in cui questi appare più spavaldo e sfrontato che mai, fino quasi alla blasfemia. Non pago d’aver detto a Gesù: Signuri, ‘sta cruci mi pisa!, togliendosi la croce dalle spalle, arriva ad esclamare: Forra cosa ‘i ittalla ‘nt’’a munnizza. Si conferma, insomma, il focoso e fatuo Pietro terreno, lo stesso, per intenderci, che voleva usare le armi, per difendere Gesù al momento della cattura nell’orto del Getsemani (Gv 18, 10-11), ma che poco dopo nel pretorio non esitò a rinnegare per tre volte Gesù. Persino in cielo Pietro si spinge a creare problemi: San Petru pinzò: “Chiamamu o’ Signuri./ ‘Sta facenna è tanticchia ‘mpurigghiata”./Arrivò Gesù. «Ti cuntu ‘a passata./ ‘Stu pasturi nun t’ha canusciutu mai./ Ha pinzatu a travagghiari, a li so’ vai…/ L’aria è gratis? Iddu ha rispiratu/ ma ri tia nenti ci nn’ha ‘ntirissatu./ ‘N Pararisu com’è ca cci pò stari?» ( Panareddu ‘nchiusu e panareddu ‘nzusu).
In tutti i racconti è evidente l’intreccio dialettico di carità ed egoismo, luce e ombra, spirito e carne, sapienza del Vangelo e logica del mondo. Non per questo ha la meglio la staticità, anzi è il dinamismo della vita e della positività a dominare. Nulla c’è di statico, tutto è in movimento. Vi si annuncia e vi è presentato un Gesù che va continuamente in giro per il mondo con gli apostoli a evangelizzare la gente:’U Signuri gira ancora p”e strati/ r’’o munnu e soffri p’’e nostri piccati./ Si potta appressu a San Petru e ‘i cumpagni/ e gira tutti ‘i paisi e ‘i campagni (‘U cuntu r’’a saja). Gesù e quanti lo seguono sono sempre in cammino, e quindi sempre umanamente esposti ai problemi e alle tentazioni della vita nell’annuncio difficile del Vangelo: Quannu ‘u Signuri jeva caminannu/ cu l’apostuli p’’o munnu, parrannu/ di lu santu Vangelu pi li strati,/ pi campagni e città, dopu junnati/ sani passati o’ suli, all’acqua e o’ ventu,/ senza riposu, senza aviri abbentu,/ ciccava riparu e ‘n pocu ‘i manciari. (‘A totta e ‘a ritta).
L’annuncio del Vangelo non è agevole, costa sacrifici, perché impegna totalmente, nella sua integralità, l’uomo, il quale in Gesù Cristo incontra il segno di contraddizione profetizzato dal vecchio Simeone: Egli è qui per la rovina e la resurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori (Lc 2, 34-35). Chi si imbatte in Gesù non può più fingere di non averlo incontrato ed è moralmente chiamato a fare i conti con lui, passando dignitosamente per la strada stretta: ‘U sacciu, nun è facili ‘a strata mia:/ è longa, stritta e tutta ri chianata/ e pari uobba e stotta a’ prima taliata. (‘A totta e ‘a ritta).
Su tutto però trionfa la parola di Gesù, che è salvifica, essendo egli stesso la Parola, la parabola-ponte tra l’uomo e Dio, tra la dimensione terrena e quella celeste, il sacerdote sempre vivo e operante nell’universo. Il sacerdote che invita l’uomo a vivere da quel che è, direbbe Dante, in suo costrutto, ad essere veramente uomo, leale con sé stesso e con Dio, coraggioso nell’ascolto e nell’obbedienza alla propria retta coscienza, quella in cui è Dio la parola in profondità di cuore. Non chiunque dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli (Mt 7, 21). Ѐ il cuore, non la forma esteriore, il regista dell’amore che deve albergare nell’uomo: ‘Stu pasturi nun havi nudda cuppa/ se nun sapeva prieri e nuveni./ Pinzò ‘i priari a comu veni veni:/ Panareddu ‘nchiusu e panareddu ‘nzusu,/ Panareddu ‘nchiusu e panareddu ‘nzusu./ ‘U lazzu ch’’e ruppa era ‘u rusariu so’./ A la so’ manera iddu a Diu ci pinzò. (Panareddu ‘nchiusu e panareddu ‘nzusu). Del resto alla fine della vita saremo tutti giudicati sull’amore (Mt 25, 31-46), come ci ricorda il santo patrono dei poeti di Spagna Giovanni della Croce: Nella sera sarai esaminato sull’amore. Impara ad amare Dio e lascia il tuo modo di fare e di vedere (Avisos y sentencias, 57). E la Riccioli, proprio a chiusura della silloge emblematicamente chiama la Vergine Santissima a suggellare questa profonda verità: Vinni Maria propriu ‘nta ‘ddu mumentu:/ «Petru, ma chi successi? Chi è ca sentu?/ ‘Stu cristianu ‘u vulissutu mannari/ sulu picchì nun sapeva priari?/ ‘A vita so’ ha statu travagghiata/ e onesta, dignitosa e anurata./ Cettu, malu vistutu s’affruntava/ a gghiri ‘n chiesa: c’era cu ‘u mannava!/ ‘A priera so’ ‘u travagghiu ha statu/ ma ha avutu ‘a fidi: cu cci l’ha ‘nsignatu?/ Stava ammenzu e’ pecuri, ‘nt’’a muntagna,/ taliava ‘i biddizzi di la campagna,/ cuntimplava ‘a luna e ‘i stiddi r’’o cielu/ pinzannu a Diu e chissu è ‘u megghiu Vangelu./ Tanti piuzzi s’abbattunu ‘u pettu/ ma pi Diu e ‘u prossimu unn’è ‘u rispettu?». N’’o mentri arrivò ‘u Signuri e sinteva./ «Figghiu, ‘u sai ‘stu pasturi chi faceva?/ C’è ‘n attarinu miu ammenzu a’ strata:/ tanti nun m’addìgnunu ‘i ‘na taliata./ ‘A statua mia è all’acqua e o’ ventu n’’a nnicchia…/ Ci fussi cu si fimmassi tanticchia!/ Tutti ‘i jonna, passannu ‘ill’attarinu,/ iddu nun puttava ciuri o’n luminu:/ batteva fotti ‘n terra ‘u so’ vastuni,/ s’anchinava, ristava ‘nginucchiuni/ pi ‘nu bellu pezzu e poi si nni jeva./ Mai si l’ha scuddatu!». Maria chianceva./ «Vaddati cca». Maria rapìu ‘u so’ mantu./ Quantu macchii ‘i terra! «Pi mia è ‘n vantu./ Tutti ‘i voti ca iddu s’anchinava/ batteva ‘u vastuni, ‘a terra si isava/ e supra o’ me’ mantu jeva a finiri:/ Figghiu, ‘n Pararisu faccillu iri!/ Ogni pugnu ‘i terra è ‘n vasu d’amuri,/ ‘n pinzeri divotu di ‘stu pasturi»./ San Petru taliava ‘u mantu macchiatu./ «Pasturi, tu ‘u cielu t’ha’ miritatu!»./ Gesù era commossu. «Figghiu, veni cca,/ resta ‘n Pararisu pi l’etennità!».

Per questa garanzia di vita basata sull’amore semplice e concreto che “sotto il sole” sappiamo dare, siamo garantiti nei riguardi della morte, che falcia tutti, indistintamente, ma che non per questo ha l’ultima parola, la quale spetta invece a Gesù Cristo, che alla morte ci ha strappato, salvandoci per l’eternità: Ju sugnu ‘a Vita: nun vi scantati!/ Nun v’abbannunu se nun mi lassati./ Putenti è ‘a motti e granni ‘u so’ mantali,/ ma pi cu criri a mia nun c’è cchiù mali,/ né duluri, ‘ngiustizia o suffrimentu:/ p’’e frutti mei quannu sarà ‘u mumentu/ c’è ‘nu giardinu ‘n cielu priparatu/ chinu ri paci, eternu e scunfinatu (L’abburu di ficu).
In questo lavoro della Riccioli, ormai è chiaro, siamo davanti a dei veri e propri apologhi di matrice evangelica e di declinazione popolare, che condannano l’egoismo, i pregiudizi, la stupidità dell’uomo, per affermarne ed esaltarne invece la dignità e la libertà, i valori per cui l’uomo è veramente tale (‘A sacra famigghia); quasi delle parabole sulla potenza e l’efficacia della fede sotto i tratti distintivi della saggezza biblica e popolare al tempo stesso, in una sintesi di creatività artistica che, alla mia attenzione e alla mia memoria, sembra provenire dalla stessa fonte cui attingeva la voce affabulante dell’anziana donna che nella mia infanzia e fanciullezza assieme all’insegnamento dei basilari principi evangelici mi regalò, lei analfabeta ma dal cuore immenso, il gusto per la poesia, il canto e la bellezza.

(Riproduzione riservata)

© Algra editore

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Ricordo la segnalazione d’onore al Premio “Il Convivio”…

http://www.le-ultime-notizie.eu/articulo/giardini-naxos-premiazione-il-convivio-2016/2361304

#imieilibri #mybooks #chocolate #choconchoc #feritaallalaunallodola #quannuusignuripassavapomunnu #labananottera #marialuciariccioli

Ricordo presentatori e recensori, che ringrazio di cuore… qui riporto il link ad una recensione che mi è molto cara…

https://luisellapacco.wordpress.com/2014/08/28/quannu-u-signuri-passava-p-o-munnu-di-maria-lucia-riccioli/ (la splendida recensione di Luisella Pacco)

Ed ecco altro materiale: grazie a giornalisti e recensori tutti…

http://www.cataniapubblica.tv/buc-quannu-u-signuri-passava-po-munnu/ (la puntata di BUC in cui sono stata intervistata sul libro)

http://www.nuovosud.it/24242-cultura-siracusa/quannu-%E2%80%98u-signuri-passava-p%E2%80%99%E2%80%99o-munnu-presentato-siracusa-il-libro-di-maria (la recensione di Anna Di Carlo su NuovoSud)

https://cstbcentro.wordpress.com/2014/10/28/quannu-u-signuri-passava-p-u-munnu/ (io e il CSTB, Centro Studi di Tradizioni Popolari Turiddu Bella)

http://www.lacivettapress.it/online/index.php?option=com_content&view=article&id=258:libro-in-dialetto-della-poetessa-riccioli-storie-in-endecasillabi-a-rima-baciata&catid=17:cultura&Itemid=121 (La Civetta di Minerva)

http://www.reteregione.it/si-cunta-sarraccunta/ (su Reteregione, scritto da Lucia Corsale)

Il 2 luglio 2014 è stata pubblicata la raccolta di “cunti” in dialetto siciliano “Quannu ‘u Signuri piassava p’ ’o munnu”, con prefazione di Sebastiano Burgaretta, immagini di Alessio Grillo e Maria Francesca Di Natale, per i tipi di Algra Editore (collana “Fiori blu”, diretta da Maria Rita Pennisi e Orazio Caruso), oggetto di un reading presso l’aula consiliare del comune di Solarino il 28 luglio 2014 nell’ambito della mostra “È… vento d’arte” e in occasione del tour della stessa mostra il 5 settembre 2014 l’autrice ha tenuto un nuovo reading presso il Parco culturale “Lucia Migliaccio” di Floridia (SR).

Il 24 settembre 2014 il libro è stato presentato ufficialmente presso la Feltrinelli di Catania dai relatori Sebastiano Burgaretta, poeta ed etnologo, che ne ha curato anche la prefazione, e Orazio Caruso, docente, scrittore, organizzatore culturale, curatore insieme a Maria Rita Pennisi della collana “Fiori Blu” di Algra editore.

Il 27 settembre, presso il MOON di Siracusa, insieme ai poeti e performer Patti Trimble – che ha presentato il lavoro realizzato con Ramzi Harrabi –, Chris Iemulo, Mounir Ben Younes, il libro è stato protagonista del reading “100 Thousand Poets for Change”.

Il 26 ottobre “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” è stato presentato presso il Centro studi di tradizioni popolari “Turiddu Bella” di Siracusa da Maria Bella e Sebastiano Burgaretta (letture curate dall’autrice insieme a Dominella Santoro), mentre il 12 novembre è stato presentato dalla stessa autrice presso la biblioteca del Liceo Corbino-Gargallo di Siracusa.

Il 27 dicembre presso la Casa del Libro Rosario Mascali di Marilia Di Giovanni l’autrice ha presentato “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” insieme ad Alfio Grasso. Il volume è stato presentato nuovamente ad Aci Bonaccorsi (CT) presso la Cantina Bonaccorsi insieme al frontman degli Archinuè il 4 gennaio 2015, in occasione delle serate del ciclo delle Domeniche in Cantina, insieme agli Archinuè e al pittore Ezio Fichera.

Il 17 gennaio l’autrice ha presentato il libro assieme a Maria Rita Pennisi presso la Sala Scacchiera del Resort San Biagio ad Acireale, ospite della FIDAPA di Acireale e di BPW Italy, esibendosi anche come cantante eseguendo tre pezzi in dialetto siciliano accompagnata dalla presidente dell’associazione, Vera Pulvirenti.

Il 20 gennaio l’autrice è stata intervistata da Paola Parisi presso gli studi di Auchan – Porte di Catania per il programma “Buoni o cattivi”, trasmesso da Antenna One.

Il 2 marzo, in occasione della manifestazione “Volontariato in… scena” organizzata dalla Rete del volontariato di Catania e dall’Assessorato al Welfare e condotta dall’attrice Egle Doria, l’autrice è stata ospite dell’associazione Tiresia interpretando due cunti da “Quannu ‘u Signuri passava p’’o munnu” presso il Teatro Stabile di Catania – Teatro Verga.

Il 31 marzo il libro è stato ospite degli studi di ZERONOVE TVin occasione della registrazione della settima puntata del format BUC, una trasmissione sui libri condotta dalla scrittrice Simona Lo Iacono.

Il 9 aprile alle 21.30 e l’11 aprile alle 15.30 è andata in onda l’intervista realizzata da Paola Parisi su “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” per TeleOne e Trs (canale 19 del digitale terrestre). Presentatori Giovanni Nicastro e Luca Seminara.

Il 25 aprile “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” è stato presentato al Siracusa Book Festival, il 10 giugno alla Galleria Roma di Siracusa per la rassegna “Cibo & Arte”, il 13 giugno e il 13 luglio al Caffè letterario fridericiano a Rosolini.

Il 17 luglio l’autrice è stata ospite de “I venerdì dell’anima” della Casa del Libro Rosario Mascali e ha letto i suoi cunti in dialetto accompagnata dal maestro Valerio Massaro alla chitarra.

Il 30 agosto, presso Palazzo Barbagallo a Nicolosi (CT), l’autrice è stata tra gli autori della Notte bianca di Algra editore, evento condotto da Antonella Guglielmino e patrocinato dal Comune di Nicolosi.

Il 18, 19 e 20 settembre l’autrice ha preso parte al Catania Book Festival presso il Cortile Platamone.

Il 19 marzo l’autrice è stata protagonista insieme a Donatella Motta di un recital poetico-musicale presso l’AFAM (Associazione Amici della Musica di Floridia), ospite della FIDAPA di Floridia (SR); durante la serata ha declamato alcuni passi del volume di cunti.

Il 20 marzo, in occasione dell’inaugurazione della mostra “’A via dulurusa”, l’autrice ha letto alcuni brani dalla sua raccolta di cunti “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu”.

Il 24 aprile “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” è stato ospite di “Save the Beauty”, manifestazione a carattere nazionale, presso il Cortile Verga a Siracusa , in occasione della serata “Sapori letterari”.

Il 3 e il 5 maggio l’autrice – anche in veste di performer – è stata ospite a Floridia in occasione dei festeggiamenti per l’Ascensione (al “Chianu ‘i Masciu Vartulu” e presso il Museo etnografico dedicato a Nunzio Bruno).

Il 9 ottobre l’autrice ha letto uno dei suoi cunti in occasione del Convegno regionale del MASCI Sicilia presso il Santuario di Maria Santissima Scala del Paradiso a Noto (SR).

Nella categoria Libri editi di poesia, QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU ha ricevuto una segnalazione di merito al Premio Letterario Il Convivio 2016 – Premio Poesia, Prosa e Arti Figurative e Premio teatrale “Angelo Musco”.

La cerimonia di premiazione si è tenuta nella splendida Giardini Naxos domenica 30 ottobre. 

Il 18 novembre, durante la quinta puntata della trasmissione di Telecittà (ch 654) “Libri in città”, dedicata ai libri e agli autori siracusani e non, condotta da Claudia De Luca e dal professor Luigi Amato, Maria Lucia Riccioli ha parlato dei suoi libri, tra cui proprio “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu”.

In memoriam L.B.